Il lavoro qualunque ai tempi del Covid (ma anche prima)

0

Il mondo del lavoro in Italia è una merda (quasi) totale: immagino che nessuno possa sostenere il contrario. A meno che non si abbiano notevoli competenze in campi specifici, qualunque lavoratore può potenzialmente restare con il sedere per terra e ributtarsi nella giungla della ricerca. E naturalmente, in caso di bisogno, si accetta qualsiasi opportunità, anche mal pagata o molto impegnativa. I classici in questo caso sono fast food, call center, addetti alle pulizie… negli ultimi anni si sono aggiunti i food rider. Ora, sgombriamo il campo da un equivoco: non tutte le aziende coinvolte in questi campi sono sfruttatrici di schiavi non dichiarati. Se hai fortuna capiti con una persona umana che, pur facendoti sgobbare, non ti tratta come un numero o comunque è sempre onesto nei tuoi confronti. Ecco, queste purtroppo sono eccezioni: la normalità non è solo farsi il culo, ma anche essere messi in condizioni criminali.

Questa immagine è di MondoCana: troppo bella per non metterla anche qui. Autori originali: perdonatemi. (MondoCana)

Diario del giovane in cerca di lavoro per sopravvivere

Al colloquio di lavoro mi è stato detto, in sostanza, che sarei stato pagato a cottimo. Un certo numero di contatti presi mi avrebbe garantito un certo guadagno. Perfetto: e il contratto? Neanche l’ombra: il Covid ha rallentato tutto (questo mi è stato detto in un secondo momento…). Non so in quale modo un virus possa rallentare la scrittura e la stampa di qualche documento, ma tant’è. Lavoro per una settimana, e mentre cerco di raccimolare i contatti utili per il mio stipendio, chiedo di vedere il mio contratto, che a mia insaputa (mi dicono) è già stato attivato. Finalmente riesco a vederlo, ma non me lo fanno portare fuori dalla sede finché non lo firmo… Anche questo mi lascia perplesso. Alla fine lo firmo, insieme alla rescissione: mi danno la possibilità di pensarci e ritornare nei giorni successivi se cambio idea. Ne approfitto per leggere le condizioni del contratto, e scopro che ci sono quattro attività che posso svolgere: due pagate a cottimo e due con paga oraria, obbligatoria per contratto nazionale. E quella che ho svolto io appartiene decisamente al secondo universo: sempre più strano… Una mia conoscenza mi consiglia di scrivere all’azienda in che modo mi pagheranno la settimana in cui ho lavorato per farmi un’idea. E la risposta mi arriva il giorno dopo, ma con una chiamata: mi pagheranno a cottimo. Eh si, perché il contratto è abbastanza generico da permettere all’azienda di fare un po’ il cazzo che le pare, visto che non si può, per la privacy, accedere ai dati che mi riguardano.

Una falce per i mali

Forse adesso lo spirito del Che ha iniziato a possedermi, ma faccio una proposta a tutti coloro che si sono trovati in situazioni simili: boicottiamo e segnaliamo qualsiasi azienda che si comporta in questo modo. Perché se si vuole coltivare un rigoglioso campo di grano, bisogna estirpare le erbacce. Strappandole a mano, falciandole, soffocandole di pesticidi… L’importante è dare il giusto spazio alle piante sane. Le quali, specie quando sono giovani, hanno bisogno di essere coltivate. E non c’è Covid che tenga in questo caso, perché questa situazione esiste da molto tempo.

Riccardo Ruzzafante

® Riproduzione riservata

Liked it? Take a second to support Bad Literature Inc. on Patreon!
Share.

About Author

Leave A Reply

Shares