Il feroce umorismo di Garth Ennis

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!!!ATTENZIONE!!!

IL SEGUENTE ARTICOLO CONTIENE IMMAGINI CHE POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA’.

MA TANTO ALLA FINE POTETE FARE UN PO’ COME CAZZO VI PARE.

Violenza. E ironia della stessa. Come ad esempio uno squalo che strappa letteralmente la faccia a un uomo. E poi però quell’uomo che è rimasto senza faccia e ha praticamente un cilindro di carne al posto della testa viene soprannominato “testa di cazzo” (“fuckface” in originale). Bene, signore e signori, questo è il mondo di Garth Ennis.

“Fuckface”, uno dei personaggi-espressione che piacciono a Ennis. Esistono anche “Arseface” (“Facciadiculo”), “Dicknose” (“Nasodicazzo”) e “Buttview” (difficile da esprimere, diciamo “Vistadiculo”). (ph. fonte NeoGAF.com)

Se siete abituali frequentatori di fumetti questo nome lo avrete già sentito, a meno che non preferiate i prodotti d’oltralpe come Tintin o Titeuf. Perché questo nome è inevitabilmente legato a una serie di fumetti che hanno budella a colazione, frullati di oscenità a pranzo e un pizzico di blasfemia per contorno. Ma il tutto sempre dosato con intelligenza, perché la roba inutile e gratuita fa sempre un po’ schifo.

Garth Ennis in tutta la sua irlandesità (ph. fonte Wikipedia)

E’ un nome che avrete magari sentito anche se siete consumatori di serie TV. Tra quelle che stanno circolando ultimamente ci sono “Preacher” e “The Boys” e sono entrambe tratte da suoi omonimi lavori. Mica male, come biglietto da visita.

Una panoramica della serie tv “Preacher”
Il trailer della prima stagione di “The Boys”

Irlandese, classe 1970. Nasce praticamente in pieno scontro tra irlandesi e cattolici, figlio di un popolo che ha la nome di essere attaccabrighe e scazzottaro. Direi che con questo abbiamo già detto tutto sul perché nei suoi fumetti c’è questa sentita vena di tensione e violenza, con tanto di sfumatura religiosa dietro. Herr Freud può ritenersi soddisfatto.

Il Pellegrino, protagonista della storia “Just a Pilgrim”, un ex berretto verde convertitosi a preficatore e filantropo. Un po’ a modo suo. (ph. fonte lospaziobianco.it)

I temi religiosi, declinati in tutti i loro vertici polemici e non, sono siringati qua e là tra le storie. Una su tutte, “Le cronache di Wormvood” (“The chronicles of Wormwood”), che vede come protagonista la reincarnazione dell’Anticristo, che si è un po’ rotto le balle di dover fare per forza il suo mestiere perché evidentemente gli esseri umani se la cavano già benissimo così, senza che lui stia dietro a mettere pepe al culo. E il suo migliore amico è la reincarnazione di Gesù, anche lui dimissionario dal suo posto in Paradiso. Da vero e letterale povero Cristo si è ritrovato di origine africana e si è beccato un pestaggio dalla polizia che lo ha mandato in coma, risvegliandosi anni dopo in condizioni di ritardo mentale. Personalmente, era dai tempi di De André che non vedevo un’immagine cristologica più evocativa di questa.

“Le cronache di Wormwood”. L’Anticristo punisce Fucknose per aver preso in giro il suo amico Jay (Gesù). (ph. fonte brucetringale.com)

E religione c’è anche in “Preacher”, la succitata opera tradotta in serie tv. A un uomo viene dato il potere di obbligare le persone a obbedire tramite imposizione della parola (il Verbo di Dio), ed è subito scontro di uomo contro uomo, che si risolve in uomo contro Dio e infine Bene contro Male. Perché a quanto pare questo potere è il figlio di un’appassionata notte di sesso tra un angelo e una diavolessa ed è una rogna capitombolata tra i piedi di un predicatore (da qui il titolo) che ha perso la fede.

I protagonisti principali di “Preacher”, Jesse Custer (un predicatore), Tulip (la sua ragazza), Cassidy, (un vampiro). E non sono che la punta di un iceberg folle e bellissimo. (ph. fonte basementcomic.com)

Ecco, il punto è questo: a me le metafore scorreggione non piacciono per cui se tu dopo sei anni di Lost mi fai vedere che quella cazzo di isola è una sottospecie di limbo malcagato perché in fondo dopo la morte siamo tutti uguali e paraponziponzipò, mi girano un po’ le balle. Però se tu mi fai vedere un Gesù Cristo nero, disabile e bullizzato dalla cosiddetta “gente normale” beh, porca miseria, non è la Bibbia ma un pochino mi fa riflettere.

Intervista a Gath Ennis

Garth Ennis è bravissimo in questo. Riesce a infilarti un predicozzo che non sa di retorica intervallato negli spazi bianchi tra una vignetta e l’altra, o in mezzo a una sparatoria in cui i cervelli vengono frullati via dalle scatole craniche che è una bellezza.

Il Punitore di Garth Ennis fa il suo lavoro con tutta calma (ph. fonte goodreads.com)

Consigliatissima la lettura dei succitati lavori (si trovano tranquillamente nelle fumetterie in edizione italiana), e quella di “Crossed”, “Hitman” e “War stories”. Se poi volete abbassare un po’ l’asticella delle spremute di sangue, potete leggere le storie che ha scritto per i supereroi canonici quali “Batman: legends of the black knight”, “Superman”, “Fury”, “Ghost rider”, “The punisher” (a mio avviso il migliore), “Hulk smash!”, “Thor: vikings”, e “Judge Dredd”. Anche se lui ha candidamente ammesso di “odiare” in maniera bonaria il genere. E chi ha visto “The boys” ne sa qualcosa.

Danilo D’Acunto

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Archeologo e scrittore di cose. A rude dude, but also the real deal.

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