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Il curioso caso dei media italiani, che dopo il Coronavirus non sapranno più di che cosa parlare - Bad Literature Inc.

Il curioso caso dei media italiani, che dopo il Coronavirus non sapranno più di che cosa parlare

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In questi giorni non si fa altro che di parlare dell’emergenza Coronavirus, nuovo argomento centrale della cronaca italiana ed internazionale. I telegiornali e i network televisivi non perdono occasione per dedicare intere puntate dei loro talk show su come sia stato possibile che il Bel Paese sia diventato il terzo Paese al mondo per contagio del famigerato virus. Partito dal Nord Italia, dove generalmente a far notizia sono la nebbia e le polveri sottili che obbligano le giunte comunali ad adottare le “rivoluzionarie” ed “efficaci” decisioni che portano al blocco del traffico per alcuni giorni, ben presto si è esteso anche ad altre regioni nostrane. E scatta automaticamente il panico. Ecco quindi che uno starnuto diventa più pericoloso del brandire una pistola in una banca e urlare a squarciagola mani in alto, questa è una rapina!

Il Coronavirus, in tutto il suo virulento splendore

Devo però spezzare una lancia a favore della mia categoria, seppur molto piccola: nei primi giorni della frenesia collettiva atta a comprendere che cosa si stesse aggirando per i paesi e le metropoli italiane hanno cercato di fare da guida. E per qualche ora ci sono anche riusciti, dopodiché la situazione è sfuggita di mano. In meno di due settimane i telegiornali hanno trovato il modo di aumentare gli ascolti e i giornali hanno aumentato le tirature. Da quel momento in poi servizi ed approfondimenti hanno assunto toni apocalittici, che hanno portato (e stanno tutt’ora portando) ad una psicosi generalizzata senza precedenti nell’era moderna. Ma di che parleranno telegiornali e giornali una volta terminata l’emergenza?

Esempio di rassegna stampa in questi giorni di “emergenza Coronavirus”

Dietro al termine Coronavirus si celano una serie di situazioni che hanno portato una popolazione (o una buona parte di essa) a mostrare tutta la sua brutale e belluina ignoranza, andando all’arrembaggio di supermercati e prodotti per l’igiene personale, molto probabilmente mai presi in considerazione prima dell’avvento di questa peste virale moderna. Del resto l’informazione nostrana nulla sta facendo per cercare di chiarire e calmare gli animi per una situazione che di certo non va presa sottogamba, ma che va giustamente ridimensionata.

Se il giornalismo in Italia è relegato a questo, l’informazione nostrana è destinata a fallire senza possibilità di riscatto

Non si può difatti paralizzare un Paese intero (che non naviga di certo in acque positive) annientando le già tartassate categorie che tentano di spingere la flebile economia nostrana. Ristoranti vuoti, cinema chiusi, scuole sprangate e città fantasma sono figlie di quell’ignoranza che porta la figura media ad incazzarsi per una giornata di campionato di calcio rimandata anziché cercare di comprendere come mai la propria libertà viene così drasticamente limitata per un qualcosa che potrebbe essere gestita in maniera differente. Se l’informazione in Italia continua ad essere questa, dove si grida alla caccia delle cosiddette fake news che una buona parte della categoria cerca di contrastare quotidianamente per poi lasciarne passare il più possibile, diventa davvero una guerra contro dei mulini a vento. E senza una buona informazione un Paese non può essere credibile agli occhi del mondo, lo stesso fottuto mondo che è spacciato per un raffreddore. Che fine del cazzo.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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