Il Bartitsu, l’elegante metodo di autodifesa dei gentlemen inglesi

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Karate, Judo, Aikido, Jiu Jitsu, Kendo, Kenjutsu, Wing Chun, Viet Vo Dao Kung Fu e molte altre. Questi sono solo alcuni dei nomi delle arti marziali che ormai abbiamo imparato a conoscere, con tutto il fascino della storia e della cultura che le hanno generate. Oggigiorno vi sono questi termini che vanno a codificare determinati stili ormai praticati largamente in diverse parti del mondo oltre il loro Paese di origine e di cui tutti abbiamo un’idea, indifferentemente che esse vengano praticate con impegno e dedizione sia che siano state solo oggetto di qualche distratta lezione di prova.

Il Judo, una delle arti marziali tradizionali più diffuse al mondo e una tra le più praticate in Italia

Oltre alle arti marziali tradizionali, attualmente sono entrate nell’immaginario collettivo altre arti marziali e stili di autodifesa che attingono dalla tradizione per rivisitare in chiave moderna ciò che è stato tracciato dai padri fondatori: il Krav Maga e il Jeet Kune Do (lo stile ideato da Bruce Lee) sono solo alcuni degli esempi di arti marziali che si sono affacciate nella pratica comune oltre a quelle tradizionali. E se ormai il concetto di arti marziali miste (o MMA se preferite) pare essere una cosa moderna, grazie alla diffusione dell’UFC , l’idea di fondere tecniche prese da diversi stili per creare qualcosa di utile ed immediato affonda le sue radici nella storia. E’ il caso del Bartitsu, arte marziale e stile di autodifesa dei gentlemen inglesi.

Un’immagine che ritrae due praticanti di Bartitsu

Il Bartitsu viene sviluppato da Edward William Barton- Wright, imprenditore ed artista marziale britannico con la passione per lo studio delle arti marziali e della fisioterapia. Terzo di sei figli, Barton-Wright nacque nel 1860 a Bangalore, in India (all’epoca colonia inglese) per poi fare ritorno in Inghilterra durante la sua infanzia e adolescenza. Una volta laureato, seguì le orme paterne e diventò ingegnere ferroviario. Questa professione lo portò a girare il mondo, passando dal Portogallo fino in Malesia e Singapore. Tra il 1893 e il 1897 lavorò per la compagnia ferroviaria E. H. Hunter Company in Giappone, dove ebbe modo di apprendere a Tokyo il Jiu Jitsu. Una volta fatto ritorno in patria, Barton-Wright fu il primo europeo studioso di arti marziali giapponesi, che combinò insieme elaborando un proprio stile di autodifesa chiamato Bartitsu (fusione del proprio cognome, Barton, e la parola jiujitsu).

Edward William Barton- Wright, l’inventore del Bartitsu

Il Bartitsu fa uso di tecniche di pugilato, savate francese e l’uso della canne francoise decodificato dal maestro svizzero Pierre Vigny e tra le sue tante peculiarità vi era quella di poter essere praticato indossando vestiti eleganti. Siamo in piena epoca vittoriana e l’eleganza era un tratto comune in tutte le persone di buona reputazione. Oltre ai pugni e ai calci si possono usare come armi oggetti comuni come bastoni da passeggio, ombrelli, fazzoletti o giacche che diventano strumenti utili alla difesa personale da parte di attacchi. Ben presto Barton-Wright ebbe modo di pubblicare diversi articoli e saggi contenenti il manifesto del Bartitsu, che nei suoi principi prevede di disturbare l’equilibro dell’assalitore. sorprenderlo prima che abbia modo di riprendere il suo equilibrio e di ritrovare la sua forza nonché sottoporre qualsiasi articolazione dell’avversario (collo, spalla, gomito, polso, schiena, ginocchia ecc.) a tensioni a cui siano anatomicamente e meccanicamente incapaci di resistere.

Nell’immagine una sequenza di attacco con bastone da passeggio del Bartitsu

Il Bartitsu si può definire come la prima arte marziale mista della storia, in grado di prendere il meglio delle arti marziali allora conosciute per creare qualcosa in grado di tornare utile in una situazione di reale necessità. Barton- Wright, dopo aver scritto articoli e pubblicazioni dove approfondiva le caratteristiche del suo stile di autodifesa, aprì nel 1900 a Londra la prima scuola di Bartitsu di armi e cultura fisica. Qui Barton- Wright insegnava la sua disciplina ed offriva principi di fitoterapia basati su tecniche empiriche quali calore, luce e vibrazione. Nell’Inghilterra vittoriana non era cosa inusuale vedere dei gentiluomini risolvere le proprie controverse in giacca e cravatta con l’ausilio di ombrelli e bastoni e non solo.

Burton-Wright era un sincero appassionato di arti marziali che ebbe modo di codificare nel Bartitsu il frutto dei suoi studi e dei suoi allenamenti di arti maziali. Ben diversa è la sua storia personale, che lo vide morire in condizioni di indigenza con una cerimonia funebre riservata alle persone indigenti. Il Bartitsu venne praticato ancora per qualche anno, fino a poi perdere la fama e l’interesse iniziale. Visse una seconda primavera nella seconda metà degli anni Duemila e tutt’ora diverse associazioni di appassionati e scuole (specialmente in Inghilterra) cercano di preservare e diffondere il fascino di uno stile di autodifesa precursore dei suoi tempi. Il Bartitsu è anche lo stile praticato da Sherlock Holmes nei libri scritti da Arthur Conan Doyle, che lo salva nell’ultimo scontro contro la sua nemesi, il Professor Moriarty. La pratica del Bartitsu da parte di Sherlock Holmes è ben sviluppata ed ottimamente inserita nella trama delle due trasposizioni cinematografiche dirette da Guy Richie, il quale fa dell’azione uno dei punti di forza della sua cinematografia. Lunga vita quindi al Baritsu, l’arte marziale dei gentiluomini.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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