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I social network e quel fastidioso abuso della libertà di espressione

I social network negli ultimi anni hanno assunto un’importanza sempre più vitale all’interno della nostra quotidianità: siamo perennemente connessi e curvati verso gli schermi dei nostri telefoni intelligenti con i quali documentiamo ogni momento della nostra esistenza. Dal giro in bici alla cena elegante, al concerto alla portata che svetta con colesterolica baldanza nel piatto ogni istante viene minuziosamente documentato. E commentato. Forse qualcuno farà giustamente notare il fatto che, dal momento in cui si decide di postare qualsiasi cosa sul proprio profilo, si va inevitabilmente incontro al giudizio altrui. Ma ciò che avviene da circa quindici anni a questa parte ( e che si è acuito in tempi più recenti) è l’accanimento del prossimo nel dare forma sotto forma di parole a quella leggera brezza maleodorante che passa nell’anticamera di quel posto freddo e buio nel quale dovrebbe essere collocato l’organo principale del sistema nervoso comunemente detto cervello, spesse volte scollegato o in alcuni casi addirittura dipinto per questioni di tempo e risparmio di “materiali” nella “progettazione” di taluni individui. Salvo alcune rare eccezioni, ecco quindi che i social network diventano l’arma perfetta per abbattere timidezza, differenze sociali e culturali e di buon senso. Nell’accezione peggiore del concetto.

Msn Messenger è stata la prima forma di social con la quale la generazione pre-Facebook interagiva

In principio fu Msn Messenger, strumento di comunicazione che con il tempo ha sostituito nella generazione pre-Facebook l’abitudine di squilli e MMS (immagini inviate per messaggio, all’epoca davvero cari da inviare) per far capire alla persona per la quale avevi preso una cotta l’intenzione di mettere a nudo i tuoi sentimenti. In fondo quella ara ancora una forma innocua di comunicazione virtuale, che ha permesso di gettare le basi per servizi futuri quali Skype e WhatsApp che sono state in grado di abbattere letteralmente le distanze permettendo alle persone di rimanere connesse tra loro da un capo all’altro del globo. L’avvento di Facebook come strumento di comunicazione di massa ha fatto da apripista a servizi che oggi conosciamo e usiamo largamente quali Instagram, Snapchat, Twitter e compagnia postante introducendo così una nuova forma di comunicazione. Perché se non sei sui social non esisti e siccome viviamo nell’epoca dell’apparenza dove è davvero tutta apparenza e niente sostanza questo pare essere la colpa più grave.

La rilevanza sempre più importante dei social network ha portato ad un nuovo modo di rapportarsi con gli argomenti e le persone dove l’unico scopo primario è fare a gara a chi è più in gamba a demolire il prossimo

Tutto ciò ha permesso negli anni lo svilupparsi di un fenomeno lento ma inesorabile che ha portato l’utente medio a esprimere necessariamente la propria opinione, sempre e comunque, senza filtro alcuno. Il solo fatto di avere a disposizione una tastiera, sia essa fisica o virtuale come quella del telefono, giustificherebbe sequele di pareri non richiesti, miserie, insulti e palesata stupidità avvolta in spessi strati di ignoranza. Ciò ha fatto perdere di fondamentale importanza il significato della libertà di espressione, diritto fondamentale di cui però spesse volte troppe persone abusano. Ciò non significa dover avallare qualsivoglia vaccata, di per sé già difficilmente sopportabili in un discorso di senso compiuto tra persone normodotate. Ecco quindi che si palesa una nuova specie dell’essere umano moderno, frutto di una pericolosa involuzione culturale e sociale, meglio conosciuta come Panthera Leo Tastieris, volgarmente detti Leoni da Tastiera.

Ecco come i cosiddetti leoni di tastiera vivono la loro vita, all’interno della loro limitata zona di comfort dalla quale, una volta tolti, si sentono perduti

E’ quindi impossibile fermare il progresso tecnologico che, all’atto pratico, dovrebbe venire in contro nel migliorare ogni aspetto della nostra quotidianità. Anche se in un certo senso ciò è avvenuto, come in tutte le cose c’è il pericoloso rovescio della medaglia. Computer e smartphone sono diventati quindi vere e proprie armi messe nelle mani di persone che erano in coda in altre file quando veniva distribuito il buonsenso. Il virtuale non assicura quell’anonimato che si pensa di poter avere e non rende assolutamente al di sopra della legge. Questo triste fenomeno però ha anche il suo lato positivo: permette senz’altro una sorta di selezione naturale intellettiva, esponendo il mentecattismo dilagante di quei soggetti che farebbero meglio a vivere in una caverna isolata dal resto di ogni traccia tangibile di civiltà. Con la magra consolazione che li dentro almeno il segnale non prende.

Hank Cignatta

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