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Freakazoid, storia di un geniale serie animata dimenticata

Negli anni Novanta il regista Steven Spielberg realizzò con la sua casa di produzione cinematografica e televisiva Amblin Entertainment gli Animaniacs, un vero e proprio delirio animato. Attorno alle vicende dei protagonisti principali Wakko, Yakko e Dot ruotano quelle di un vero e proprio macrocosmo di personaggi che ha dato vita ad una serie di spin off inseriti all’interno della serie madre. Sicuramente il più famoso tra questi è Mignolo col prof, incentrata su due topi di laboratorio geneticamente potenziati, diversi tra loro ma complementari. Prof è un cervellone un vero e proprio genio del male megalomane che in ogni episodio si ingegna per trovare un modo per soggiogare l’umanità e conquistare il mondo. Mignolo è alto e dinoccolato, stupido come una gomma da cancellare e segue fedelmente Prof in ogni suo fallimentare tentativo di conquista globale. Famosissima la sigla e ancor più la frase iniziale, diventata un vero e proprio tormentone: Dì un pò Prof, cosa vuoi fare stasera? Quello che facciamo tutte le sere Mignolo: tentare di conquistare il mondo!

La sigla di Mignolo e Prof

L’irriverenza degli sketch, la genialità dei personaggi e delle situazioni nelle quali si trovavano rendono gli Animaniacs un cartone assolutamente non adatto ai bambini, come invece è da sempre stato erroneamente considerato. La prima messa in onda italiana di questo delirio di comicità animata è avvenuta all’interno del contenitore per bambini Go-Cart, andato in onda su Rai 2. Non c’erano ancora canali tematici dedicati all’intrattenimento per ragazzi e spesse volte si trasmettevano delle serie che non potevano essere capite da dei bambini. Questo errore viene commesso ancora oggi, nonostante canali mirati ad un target infantile che però rimangono estasiati solamente dalle immagini che scorrono sullo schermo.

Sigla di Go- Cart del 1998

Tra i vari cartoni animati che venivano trasmessi ve ne era uno, intitolato Freakazoid, rimasto particolarmente impresso ad un buon numero di ragazzi della mia generazione. Questo vero e proprio delirio animato vede come protagonista il sedicenne Dexter Douglas, ragazzo appassionato di tecnologia e di computer. Mentre era nella sua stanza intento a lavorare sul suo pc il suo gatto salta sulla tastiera e, per puro caso, digita una password che crea un bug all’interno del computer che catapulta letteralmente Dexter all’interno del Cyberspazio. All’interno di quel dedalo di microchip, schede madri e circuiti stampati si trasforma in Freakazoid. Questa sua nuova identità indossa una aderente tuta rossa con un logo nero e giallo posto sul petto ( dannatamente simile a quella di Mr. Incredibile del film di animazione Pixar Gli Incredibili), possiede una velocità incredibile e una forza sovrumana, una capigliatura nera che ricorda la forma di un fulmine, una strana pelle color carta da zucchero e una forte propensione al cazzeggio e nel cacciarsi nei guai.

Esempio di come il film Gli Incredibili si siano “ispirati” al costume di Freakazoid. Per l’immagine si ringrazia il sito Cheezeburger

Le vicende assurde di Freakazoid ben si mescolavano a quel delirio animato quale era Animaniacs, diventato in breve tempo un vero e proprio cartone animato di culto. Ciò che però è inspiegabile è quanto accaduto alla serie che vede protagonista questo super eroe in calzamaglia rossa: la sua unica apparizione televisiva italiana risale appunto al 1998 nel corso della prima edizione di Go-Cart, dove sono state trasmesse le due stagioni del quale consta questa serie. Da allora non è mai più stato riproposto su nessun network televisivo tradizionale o piattaforma di streaming digitale, condannando così una serie caustica e divertente ad un oblìo apparentemente ingiustificato. Non vi è neanche traccia della presenza su home video della versione doppiata in italiano di Freakazoid ed è pressoché quasi impossibile reperirne gli episodi, salvo qualche breve stralcio caricato da qualche nostalgico su Youtube. Freakazoid è diventata quindi automaticamente una serie cult, ricordata con affetto dai trentenni di oggi che non credono possibile il poter incontrare qualcuno che si ricordi di aver visto questo cartone ed esultando per il fatto che non sia stato frutto dell’immaginazione catodica di qualche bambino. Ciò è un vero peccato perché in tempi in cui l’ignoranza e la stupidità cronica paiono essere diventate nuove patenti di nobiltà un cartone arguto come questo non sarebbe di certo uno dei mali del mondo moderno. Anzi.

Hank Cignatta

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