Forum, la triste pantomima della giustizia

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Si va sempre di corsa. Si corre per qualsiasi cosa, senza essere dei podisti (almeno sulla carta). Anzi, siamo diventati dei podisti metropolitani, dove non siamo neanche più in grado di poterci godere il tempo quando non abbiamo delle scadenze impellenti. Ormai è diventato un riflesso condizionato. La mattina scorre velocemente: mi metto a cucinare velocemente il pranzo, cercando di condensare il tempo a mia disposizione per tentare di calmare i miei succhi gastrici che manifestano la chiara intenzione di avviare il processo di autodigestione. Mangio in maniera meccanica mentre tento di districarmi in un inferno catodico fatto di programmi di cucina, simpatici vicini che si trasformano in efferati omicidi, persone che si stupiscono del perché la tal influencer non ha ancora pubblicato nulla sui suoi canali social e stronzate varie. In regressione il telecomando decide di portare alla mia attenzione l’odierna caciara proposta da Forum, il tribunale mediatico più famoso e longevo della televisione italiana.

Forum fa il suo esordio il 29 settembre 1985 su Canale 5, la rete ammiraglia dell’allora Fininvest ed in seguito Mediaset, condotto dall’attrice e conduttrice televisiva Catherine Spaak. L’idea che sta alla base del programma è quello di presentare agli spettatori dei casi giudiziari, istruendo un vero e proprio processo giudiziario (almeno nelle modalità televisivamente concesse). Le prime edizioni avevano luogo in un’aula di tribunale per poi spostarsi in studi televisivi allestiti come tale luogo. Forum rappresenta uno dei programmi di maggior successo della storia dell’azienda televisiva di Cologno Monzese e ha visto susseguirsi alla sua conduzione, negli anni, soltanto donne: Catherine Spaak, Rita Dalla Chiesa, Paola Perego e nelle ultime edizioni Barbara Palombelli. Nella storia del programma diversi sono stati i personaggi che hanno legato il loro nome e il loro volto al successo di questo format: menzione particolare merita la figura del giudice Santi Licheri, per venticinque anni giudice di Forum, proveniente da una prestigiosa carriera in magistratura che lo porta a diventare presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione. Altro storico personaggio è quello di Pasquale Africano, la guardia giurata, che annunciava l’ingresso in aula del giudice.

Una foto tratta da una delle prime edizioni di Forum. Da sinistra Pasquale Africano, Catherine Spaak e il giudice Santi Licheri

Le cause presentate nel corso del programma, fin dalla prima puntata, sono ispirate a sentenze realmente emesse dallo Stato Italiano, che non sono sentenze ufficiali ( che, come ricorda Wikipedia, possono essere emesse solamente dalla magistratura giudicante) ma lodi arbitrali, ovvero un negoziato giuridico, nel quale si conclude un arbitrato. Non è difatti una novità che tali cause vengano ricostruite ed impersonate da figuranti, i quali prima della trasmissione firmano un atto di compromesso che permetterà al giudice di emettere sentenza in merito alle questioni a lui sottoposte.

L’idea iniziale del programma, almeno nelle sue prime edizioni, era quello di rendere accattivante a livello televisivo ciò che accade nelle aule di tribunale. Perché per tale va preso Forum: una finzione giuridica, atta ad intrattenere con situazioni che possono avere attinenza con la realtà. Progressivamente però, nel corso degli anni, la qualità del programma ha iniziato lentamente a scendere sempre più, adeguandosi ai contenuti offerti dalla stessa emittente e dai canali affini. Tutto viene buttato in caciara, ha più seguito chi fa più casino e chi è più abile a sovrastare la voce altrui. Casi assurdi, improbi personaggi e un’agghiacciante virata sul thrash hanno reso un programma che poteva essere interessante la triste messinscena della giustizia italiana, che è incasinata già di suo.

Quando la recitazione lascia in fretta il posto alla pateticità

Come spesso accade in tempi recenti però la gente, che non è più abituata a ragionare con la propria testa, crede che ciò che si vede a Forum sia vero. In tempi in cui i casi di giustizia hanno più seguito negli studi televisivi che nelle aule di tribunale, dove viene passato per giornalismo ciò che è presentato all’interno di programmi televisivi che badano solamente all’audience e basta, tutto ciò che di buono c’era agli inizi di questo programma è andato in fumo. La gente non vuole più sapere per acculturarsi, ma intrattenersi a discapito di tutto e tutti. Ed è questo ciò che ci meritiamo.

Hank Cignatta

® Riproduzione riservata

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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