Estate 2020 senza veri tormentoni estivi: abbiamo realmente finito le idee

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E siamo giunti anche a metà di questa strana estate 2020. Strana perché è giunta in un momento in cui c’era un fottuto desiderio di normalità in seguito ad una quarantena forzata che ha fatto vacillare ogni nostra incrollabile certezza. E mentre c’era chi sberciava dai balconi il mantra #celafaremo percuotendo i coperchi delle pentole abbiamo aspettato con fervente impazienza l’arrivo di questa estate. Ed è arrivata, in tutta la sua torrida magnificenza, a farci capire che dalla situazione che abbiamo vissuto qualche mese fa non abbiamo capito un emerito cazzo. Spiagge affollate, distanza sociale ottenute solo se si è fatto un pasto a base di aglio e le mascherine, queste sconosciute. E se la musica è da anni una delle più leggere ma importanti cartine tornasole della situazione di un determinato Paese (anche dal punto di vista culturale), noi stiamo nuotando in un maleodorante oceano marrone.

Ecco come si presentano le spiagge in quest’estate, in barba al Covid19

Non appena le temperature iniziano ad alzarsi le radio vengono letteralmente sommerse da brani dai suoni latino americani. Ormai il binomio estate= canzone con testo in spagnolo pare essere la normalità. Ma questo a lungo andare, non sempre premia. Anzi. Nonostante la cultura musicale media delle nuove generazioni inizia e finisce con la melodia della suoneria del proprio telefonino, manca un inno per questa incasinata estate 2020. Per carità, i brani di certo non mancano, così come i ritmi. Ma oltre al binomio estate= canzone con testo in spagnolo vi è anche quella scuola di pensiero secondo cui prendere la base di un brano che ha fatto la storia e sputarci su un pseudo testo possa essere la panacea ad ogni male musicale.

Alla disperata ricerca di qualcosa che, senza ombra di dubbio, non ci sarà

In tutto questo discorso è doveroso fare la premessa che i gusti sono gusti e che quest’ultimi non si discutono. Ci si cerca, infatti, di appellare ad un buonsenso che oggigiorno pare essere una parola desueta ormai priva di significato, buona da vedere stampata solo sui libri. Brani tutti uguali che, di anno in anno, sono fatti con lo stampino. Canzoni che copiano altre canzoni che sono figlie di una noia e di una mancanza di idee dettata dal solo fatto di fare soldi e di offrire un prodotto con una data di scadenza impressa sopra. Perché secondo le frenetiche logiche che questa società del nulla impone alle nuove generazioni un brano uscito a giugno è ormai datato per il mese corrente. In culo a tutte le emozioni che una canzone è in grado di donare in qualsiasi anno la si ascolti. Nonostante agosto sia iniziato da pochi giorni, si può affermare che ci stiamo accingendo a vedere la fine di un’estate priva di veri e propri tormentoni musicali. Il che, tutto sommato, non è affatto un male. Anzi.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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