Elezioni USA: ecco cosa è cambiato e cosa cambierà

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Ok, la domanda è semplice e l’avevamo anticipata nell’articolo precedente. Cosa cambia adesso? Beh, innanzitutto cambia l’andazzo politico. Si passa da repubblicano a democratico, che in una maniera abbastanza facilona significa passare da conservatore a progressista. Quindi a una politica con meno chiusure e un mercato economico più aperto agli scambi commerciali.

Joe Biden (ph. fonte ilfaroonline.it)

E’ infatti proprio sulla politica economica estera che ci sarà il primo nodo cruciale. In particolare i rapporti con la Cina, che Trump teneva costantemente tesi attraverso una politica di limitazioni, a partire da quelle imposte al marchio Huawei. Un tipo di atteggiamento che però non incontra molto il favore europeo, in primis l’Italia che invece si sta aprendo sempre di più al mercato cinese.

23 marzo 2019. La firma degli accordi commerciali tra Italia e Cina del valore di 2,5 miliardi di euro (ph. fonte repubblica.it)

Un’altra stoccata sulla Cina Trump l’ha data quando il 22 settembre scorso quando l’ha indicata all’Onu come “la responsabile del Coronavirus”. Ha cioè portato avanti un’idea sulla quale ha martellato durante tutti questi mesi del 2020 che hanno visto l’esplosione della pandemia. Ma questo atteggiamento gli si potrebbe ritorcere contro perché così facendo ha creato due blocchi diversi, il “modello cinese” e il “modello americano”. E purtroppo nella gestione della pandemia, dati alla mano, il secondo sembra risultare più fallimentare. A oggi Wuhan, primo grande focolaio del virus, vive già senza mascherina, mentre in America la situazione è abbastanza grave e lui non ha fatto una bella figura beccandosi il virus (dal quale ne è uscito indenne ma apparentemente affaticato).

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Durante queste ore Trump ha parlato attraverso accesi tweet (un mezzo che lui usa molto e anche in maniera incorretta) e ha già denunciato imbrogli e frodi. Anzi, si è spinto più in là: afferma di avere vinto, e per questo Twitter gli segnala il post come controverso e fuorviante. Tutto questo dimostra come Trump non sia stato un presidente mainstream, amato dai media e dai veicoli informativi globali, ma una figura autoritaria che è forse quella che cercavano gli americani 4 anni fa. E che forse, nonostante la volessero, li ha delusi.

Uno scontro tra due veterani di guerra di fazioni opposte, pro e contro Trump, durante una manifestazione

Li ha delusi probabilmente anche perché il tempo gli ha remato contro. Tentare di smantellare il programma sanitario di Obama, il cosiddetto Obamacare, lo ha fatto apparire in maniera diversa all’indomani del Covid-19. Perché la vita funziona così: se vieni messo alle strette e ciò che ti rimane è la salute, vedere qualcuno che ha tentato di limitarti pure quella non te lo rende simpatico. Dunque probabilmente ora a Biden toccherà dare conferme in tal senso. Evidentemente gli americani adesso hanno bisogno di un padre più rassicurante più che di uno autoritario.

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Difatti la pandemia, connessa ai rapporti con la Cina, è la rogna più grossa che Biden si troverà a dover gestire. Ed è una rogna tanto più grossa perché è ereditata, non capitata. Un conto è trovarsi un’emergenza del genere nel corso del mandato, un conto è riceverla come passaggio di testimone da una presidenza all’altra. C’è una situazione critica da gestire. Il Covid-19 è una realtà politica fatta di assistenza, prevenzione, rapporti con gli altri Stati. Biden a quanto pare è stato apprezzato. E’ stato scelto. Ma apparentemente non si porta ancora dietro l’entusiasmo mediatico che aveva Obama. E per quanto sembri superficiale, quell’entusiasmo era fondamentale perché significava avere i media dalla propria parte. E non serve citare “Quarto potere” di Orson Welles per ricordare quanto sia importante questo dettaglio.

Danilo D’Acunto

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Archeologo e scrittore di cose. A rude dude, but also the real deal.

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