Due paroline sulla didattica a distanza, la scuola e il Covid di mezzo

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Mi butto come un kamikaze su un argomento controverso che separa gruppi e fazioni manco fosse la diatriba sul guanciale o pancetta nella carbonara (che poi tanto diatriba non è perché guanciale tutta la vita, non c’è proprio storia). L’argomento è uno di quelli che ci trasciniamo dietro come effetto collaterale del Covid-19, ovvero la didattica a distanza. Detto questo, tuffiamoci nelle spine.

(ph. fonte paschinilinussio.edu.it)

Il principio base della scissione sta tra chi la vuole e chi non la vuole, e in maniera sottile la scelta di una delle due vie può sottintendere l’opinione personale che si ha sul virus. Chi vuole le scuole aperte non le considera un luogo di assembramento, chi le vuole chiuse percepisce una possibile minaccia. Inutile dire che, a differenza del 95% della popolazione mondiale, io non sono né virologo né laureato in medicina, non saprei dire se l’una o l’altra è sbagliata.

(ph. fonte huffingtonpost.com)

Riesco però ad addentrarmi un po’ meglio all’interno della questione e cercare di capire le due situazioni, ed è lo spunto su cui spero questo articolo faccia riflettere. La scuola è un’istituzione che risponde a due esigenze diverse: la prima è istruire, la seconda è creare un ambiente sociale. Uno/a studente/ssa non deve imparare solo la grammatica o le frazioni (ma non mi stancherò mai di ripetere che quelle vengono prima di tutto, perché se no la nazione va davvero gambe all’aria, altro che Covid), ma anche a relazionarsi, confrontarsi, stringere amicizie. Insomma, l’elemento umano accompagnato a quello informativo (tutto ciò è simile alla “medicina narrativa” di cui si parlava in questo articolo).

Ciò che la didattica a distanza non può dare

Questa che stiamo vivendo è tuttavia una situazione non del tutto normale, quindi direi che quantomeno sia opportuno operare dei distinguo senza finire per rompere un po’ troppo le scatole. In parole povere, dovendo provare a tirare un po’ la cinghia, sarebbe opportuno stabilire delle priorità. Credo che in un’età compresa tra i 6 e i 18 anni, di sicuro i bambini risultano essere la fascia che più ha bisogno di scoprire il mondo e confrontarsi con coetanei. Avrebbe dunque senso lasciarle aperte, sempre ovviamente con le possibili precauzioni (che comunque sono soggette a lasciare il tempo che trovano).

(ph. fonte wgme.com)

Agli adolescenti toccherebbe sacrificarsi per la patria e accettare le lezioni a distanza. A tal proposito, in questi tempi in cui la socializzazione è diventata improvvisamente necessaria come l’aria, trovo interessante raccogliere il commento del prof. Luca Toselli, docente di Lettere dell’istituto professionale Bosso Monti di Torino che mostra apprezzamento per la formula. “Gli studenti partecipano di più e i timidi si esprimono”. La prima non saprei dire, ma la seconda mi sembra sia plausibile. Dai tempi della scuola, ricordo almeno una ventina di compagni di classe che hanno preso fior fiori di “2” all’interrogazione solo perché la loro timidezza patologica li mangiava da dentro al punto tale da non farli neanche alzare dalla sedia.

Una professoressa di Scafati ha fatto bendare l’alunna durante l’interrogazione per impedirle di leggere appunti. In un’immagine, il vero grande limite della didattica a distanza e della scuola in generale: la fiducia (ph. fonte corriere.it)

D’altro canto dopo anni di esperienza personale nell’ambito della docenza e frequentazione del mondo scolastico, devo dire che è la prima volta che vedo questa sterminata folla di famiglie così preoccupate. Tutte angosciate affinché l’istituzione scolastica compia il suo sacro dovere pedagogico. Siamo un popolo abbastanza ignorante, by each let this be heard citando Wilde. Oltre ad avere una struttura e una programmazione scolastica carente, ci siamo sempre interessati poco alle varie riforme (buone o brutte che fossero) nel settore dell’istruzione.

(ph. fonte canottaggio.org)

La verità forse è che come al solito cerchiamo soluzioni facili e che vorremmo tutti la normalità in una situazione che momentaneamente non la permette. Ci vorrebbe una badilata di buon senso e una vagonata di organizzazione. Così forse la didattica a distanza potrebbe anche funzionare senza scomodare troppo le coscienze civili. A saper gestire adeguatamente gli strumenti informatici si potrebbe quasi sopperire alle storiche lagnanze di quanti invocavano schermi e computer all’interno dell’aula scolastica. Si potrebbe trarre del buono da una situazione che non sta offrendo cose buone. Ma il fatto è che forse ancora non abbiamo imparato la lezione sintetizzata dal direttore del giornale in Full Metal Jacket: “qui c’è un gran panino imbottito di merda e tutti quanti devono ingoiare il loro morso”.

Danilo D’Acunto

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Archeologo e scrittore di cose. A rude dude, but also the real deal.

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