Due parole sull’arbitro di Psg-Basaksehir: siamo sicuri che sia razzista?

Martedì sera è successa una cosa incredibile: per colpa di un arbitro è stata sospesa una partita di Champions League. Il quarto uomo, il romeno Sebastian Coltescu, avrebbe infatti apostrofato Achille Webo, assistente tecnico della squadra turca, con il termine “negro” (“negru” in romeno), scatenandone la reazione e bloccando di fatto la partita. Che è stata sospesa, rinviata di un giorno ed assegnata ad una nuova terna arbitrale. Questa per ora è l’unica cosa certa. Eppure i social hanno (come sempre) scatenato un terremoto: insulti, minacce, e compagnia insultante. Ora, questa roba mi ha fatto abbastanza incazzare, ma non per il motivo che molti immaginerebbero.

Qualche certezza

Partiamo da due punti fermi. Il primo è che qualsiasi gesto o parola razzista sia da condannare con la più totale fermezza: la UEFA, in particolare, ha fatto della lotta al razzismo un proprio slogan. Basta vedere gli spot tra uno spezzone e l’altro delle partite per capire quanto questa questione sia in primo piano. E credo non si farà problemi a punire un eventuale colpevole, a maggior ragione se trattasi di un arbitro.

Uno screenshot dello spot della UEFA (ph. UEFA's youtube channel)
Uno screenshot dello spot della UEFA (ph. UEFA’s youtube channel)

Il secondo punto è che ci sono apposite indagini in merito: le conversazioni degli ufficiali di gara sono infatti registrate (per fini didattici e non solo). Sono quindi l’elemento chiave per fare luce sui fatti, insieme alle immagini televisive, e la UEFA è ancora al lavoro per capire con precisione la successione dei fatti e i responsabili.

Tanto fumo, poco arrosto?

Ora entrano in gioco le mie impressioni: mi sembra alquanto improbabile che un arbitro (di qualsiasi nazionalità e qualsiasi categoria) possa anche solo fare ragionamenti da razzista. Ma c’è, soprattutto, un fattore basilare: quello linguistico. Ammesso che Coltescu abbia pronunciato la parola “negru”, siamo sicuri che sia una parola razzista? Non è una questione di intenzioni: uno dei soprannomi di Pelè è “Perla Nera”, in portoghese “Pérola Negra”. E questa, in portoghese, non è una parola razzista: è una parola di uso comune. Io non conosco il rumemo, ma proprio per questo non sono sicuro al 100% che la parola “negru” sia razzista. Come non sono certo che le cose siano andate come tutti dicono. Se poi le ricostruzione di queste prime ore si riveleranno corrette, sarò il primo a condannare il colpevole.

Riccardo Ruzzafante

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