Dirty Sound Magnet, la moderna psichedelia vintage

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Quando il presente divora le certezze sul futuro, la reazione più comune dell’uomo è trovare nuovi punti di riferimento nel passato. E in un’epoca travagliata, caotica, incerta e piena di trappole come quella che stiamo vivendo questo istinto si riflette in diversi aspetti della vita quotidiana: quante persone, per rimarcare la propria estraneità al mondo contemporaneo, indossano vestiti vintage e ascoltano musica anagraficamente datata? Anche nel mondo della musica è presente questa tendenza: da una parte ci sono i fruitori passivi degli “artisti” prodotti in serie, dall’altra gli ascoltatori più attenti. E all’interno di questo mondo ci sono altre due categorie: chi pensa che la musica degna di essere ascoltata si fermi, nel migliore dei casi, agli anni ‘90 e chi non si accontenta dei classici, ma cerca continuamente nuovi artisti che raccontino storie ed emozionino con una nuova forma musicale (perché ricordiamoci che l’arte, come il mondo intero, è in continua evoluzione).

I Dirty Sound Magnet al completo. Da sinistra: Maxime Cosandey (batteria), Stavros Dzodzos (chitarra), Marco Mottolini (basso)

Il mondo dei nostalgici non comunica facilmente con gli esploratori di strani, nuovi mondi musicali (vediamo chi coglie il riferimento), ma qualche volta emergono artisti in grado di folgorare chiunque voglia dar loro una possibilità. E a questa categoria appartiene un trio svizzero molto particolare: i Dirty Sound Magnet. Il loro stile richiama gruppi come Led Zeppelin, Jefferson Airplane e Grateful Dead, come si può percepire con Rigid Soul, un graffiante rock blues, dove la voce e la chitarra gridano insieme per poi sfociare in un finale infuocato:

Dopo un pezzo simile, si può pensare che la dimensione del gruppo sia una semplice riedizione di cose già scritte e sentite in una veste più moderna. Ma basta ascoltare Social Media Boy per capire che non è così:

You have been staring for an hour at the wall, boy
The bell is ringing

there’s a package waiting at the door
Your new cloths have arrived, your profile’s gonna look so nice
It’s time to tell the world about what’s been going on for so longYou don’t know why you’re posting

You have a thousand friends but spend the night alone, home

È da un'ora che fissi il muro, ragazzo
La campana sta suonando 
c'è un pacco che aspetta alla porta
I tuoi nuovi vestiti sono arrivati, il tuo profilo sarà così carino
È ora di dire al mondo cosa sta succedendo da così tanto tempo
Non sai perché stai postando
Hai mille amici ma passi la notte da solo, a casa 

Una denuncia in piena regola, ma mentre i figli dei fiori si concentravano sulle speranze per il futuro, i Dirty Sound Magnet presentano con la potenza di un pugno dritto alla bocca dello stomaco delle emozioni il degradante presente: l’assuefazione data dai servizi di consegna online, l’ossessione per la propria immagine profilo e per far sapere al mondo cosa si fa (come se al mondo importasse davvero sapere che tu fai finta di leggere Bukowski sulla spiaggia – due immagini che a loro volta sono un pugno in un occhio). Insomma: vintage? Per i richiami stilistici può darsi. Per tutto il resto, cercate altrove. Qui c’è molto di più.

Riccardo Ruzzafante

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