Cronache del rum, l’altro capolavoro di Hunter Thompson

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Mi affaccio alla figura e alla produzione letteraria di Hunter S. Thompson, il padre del cosiddetto giornalismo Gonzo, rimanendo letteralmente folgorato dalla potenza fulminea del suo romanzo più famoso, Paura e disgusto a Las Vegas. È il mio battesimo del fuoco nel mondo della #gonzitudine, quel modo di approcciare la vita che divinamente si declina in un contesto giornalistico in un Paese dove l’informazione è seguita dai più solamente quando ci sono delle luccicanti tinte gossippare. Appena ho potuto ho messo le mie avide zampe su quello che è, ufficialmente, il suo primo romanzo scritto in età giovanile: Cronache del rum. Come spesso accade, certi libri spesso entrano nel mio quotidiano in determinate fasi della mia esistenza. Ed esattamente come avviene per un buon album musicale, un buon sigaro, un buon bicchiere di vino o un’infuocato rapporto sessuale con annesso sciame sismico di orgasmi è decisamente più terapeutico di qualsiasi medicinale.

Hunter S. Thompson durante il suo periodo a San Juan, a Porto Rico, periodo nel quale ha scritto Cronache del rum

Verso la fine degli anni Cinquanta Hunter S. Thompson ha ventidue anni e viaggia da New York alla volta di San Juan, capitale dell’isola di Porto Rico, per scrivere per lo sfortunato giornale sportivo dell’isola. E’ stata una scelta di ripiego, dopo che i suoi tentativi per entrare nel più grande quotidiano in lingua inglese dell’isola, il San Juan Star diretto dal giornalista e scrittore americano William J. Kennedy, sono stati respinti. Qui Thompson ha potuto fare amicizia con la maggior parte dei giornalisti che bazzicavano il giornale, attingendo a quel campionario umano che sarebbe poi comparso in Cronache del rum.

Thompson a San Juan alla fine degli anni Cinquanta

Thompson parla per mezzo del suo alter ego letterario di questo libro, il giovane giornalista neworkese Paul Kemp, giunto dalla Grande Mela a San Juan per lavorare presso il Daily News, un importante quotidiano in lingua inglese dell’isola e per dare nuova linfa ad una asfittica carriera letteraria. Il suo obiettivo è quello di seguire le orme dei suoi scrittori preferiti, Hemingway e Fitzgerald, con lo scopo di poter “battere” quest’ultimo e poter aspirare a scrivere il nuovo grande romanzo americano. I suoi propositi però vanno presto a farsi fottere quando entra in quel circo quale è la redazione del Daily News: a schioccare la frusta e a cercare di dare una parvenza di normalità è il direttore del giornale, Lotterman. La redazione era composta da vecchie glorie provenienti dal Washington Post o dal Times di Londra, che in breve tempo divennero i suoi migliori compagni di sbronze di Bukowskiana memoria ( e qui i collegamenti con il buon Bukowski sono numerosi). Qui si ritrova a scrivere di omicidi, a fare il critico gastronomico più corrotto dell’isola, a celebrare americani sudaticci che si compiacciono per aver vinto una partita a bowling e a scrivere oroscopi.

La copertina dell’edizione italiana del libro, edita da Bompiani

Il fotografo Bob Sala diventa il suo migliore compagno di sbronze con il quale consuma grandi quantità di rum, che scorre a fiumi. Possono mancare l’acqua, i fogli per scrivere a macchina ma di certo non il rum, giammai. Sala invita Paul a cena, rivelandogli che il giornale non naviga in buone acque e che probabilmente potrebbe chiudere presto. Dopo aver fatto il check-in in un motel ed essere andato letteralmente alla deriva in mare a bordo di una barca ha modo di incontrare la bellissima Chenault che sta si sta facendo il bagno nuda. I due hanno modo di parlare finché la ragazza non ritorna da dove è venuta, lasciando Kemp imbambolato ed innamorato. La sua forte dipendenza dall’alcol però non gli permette di poter continuare a pagare il conto dell’hotel: Bob Sala allora gli propone di trasferirsi presso la casa che condivide con Moburg, reporter completamente fottuto che non scrive più nulla da anni e che si è completamente dedicato all’abuso di alcol. Da qui in poi avranno luogo inseguimenti, scazzottate, intrighi, sbronze, orgasmi (più o meno bagnati), sogni infranti e prese di coscienza che permetteranno al personaggio principale e al suo autore di fare la loro parte per un mondo per il quale, oggigiorno, sarebbe davvero inutile lottare.

Da questo libro è stato tratto nel 2011 l’omonimo film, prodotto dalla casa di produzione di Johnny Depp, la Infinitum Nihil. E proprio durante le riprese di questo film Depp conosce Amber Heard, quella che sarà la sua futura moglie e causa dei suoi recenti problemi. L’attore americano, diventato migliore amico di Thompson durante le riprese di Paura e delirio a Las Vegas nel 1998, gli è rimasto accanto fino alla morte del giornalista e scrittore avvenuta nel 2005. Proprio in quel periodo, mentre Depp stava rovistando tra alcuni vecchi articoli di Thompson, scopre per caso il manoscritto di Cronache del rum, rimasto fino ad allora inedito in quanto non considerato interessante dagli editori al quale il padre del giornalismo Gonzo aveva inviato il romanzo. Cronache del rum è senza dubbio uno dei più interessanti romanzi sulla paura di crescere, di accettare il fatto che il tempo passa e che, in un modo o nell’altro, non ci si può fare proprio un cazzo. L’unica cosa possibile è fermarsi e, per certi versi, pensare che si ha avuto modo di vivere la propria vita. Perché, in fondo, non c’è la ricetta assoluta per poter vivere questa figlia di puttana comunemente detta vita.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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