Come si fa una fight scene veramente cazzuta

Intrattenere gli spettatori con una scena d’azione sta diventando sempre più difficile. Sostentato dal teorema “pugni > dialoghi” che si rivela infallibile al botteghino, il cinema – per lo meno quello di massa – campa di rendita su questo assioma. Ma ci campa così tanto che forse oggi come oggi il film d’azione ne risulta inflazionato. Svalutato come il marco tedesco dopo la prima guerra mondiale.

A quanto pare abbiamo visto di tutto e di più. Roba come persone che saltano da grattacieli in fiamme a bordo di pterodattili cibernetici per scongiurare l’imminente implosione del nucleo terrestre non ci fanno impazzire più di tanto. Al punto tale che cose del genere arrivano a prendersi in giro da sole. “Kung fury” è solo il primo titolo di questo genere a venirmi in mente.

Per il resto, personalmente, trovo abbastanza noiose le scene d’azione standard dei film degli ultimi 5 anni. “Mad max: fury road” è l’ultimo film che mi abbia fatto saltare sulla poltrona del cinema in preda alla felicità e divertimento. In una sorta di snobismo, ammetto che le scene di combattimento mi risultano ancora più noiose.

Poi l’altro giorno mi trovo a vedere l’ultima stagione del serial “Preacher” e improvvisamente assisto a una piccola perla. Parte una scazzottata sulla quale evidentemente ho ritenuto opportuno spendere due parole.

Non è solo la scena in sé.

E’ il fatto che sia stata girata in un (apparente) unico piano sequenza, che normalmente è una delle prove più impegnative nelle quali può incappare un attore. Figuriamoci quando poi gli attori sono una decina.

E’ il fatto che siano state inserite 3 musiche diverse e in questo montaggio audio perfetto si avverte distintamente il momento in cui la scena inizia a divertirsi persino di se stessa, e a pigliarsi allegramente per il culo. Perché è consapevole di essere tanto grottesca quanto comica e ce lo dice in faccia operando un gioco che sta in mezzo tra il metateatro di Pirandello e il 4 muro di Deadpool. Perfino il rumore da cartoon comico dell’immane dildo che viene lanciato è una sottile genialata.

E’ – ancora – il fatto che la ripresa orizzontale omaggi non solo “Old boy”, il capolavoro di Park Chan-wook del 2003, ma perfino gli arcade a scorrimento orizzontale degli anni ’80, in un divertente frullato di multimedialità sacra e profana.

E’ – in ultimo – il fatto che la scena sia in qualche modo consapevole della noia che può trasmettere una qualsiasi scena di combattimento al giorno d’oggi, e allora decide di pennellarla con colori vivaci. Cambia tono, inquadratura, accompagnamento musicale. Finché alla fine dismette i panni e torna a far circolare la storia.

Ma sa che è stata una grande scena di cazzotti che rimarrà abbastanza memorabile.

Danilo D’Acunto

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