Bad Literature Inc.

E' Vero. E' giornalismo. E' Gonzo, bellezza.

Caro universo, vaffanculo.

Ho mal di testa, uno di quei fastidiosissimi mal di testa provocati dal troppo tempo passato a guardare stronzate su Youtube. Per peggiorare la situazione decido di mettermi a scrivere. In fondo potrebbe andare peggio: potrebbe piovere.

Scosto la tenda, guardo fuori dalla finestra. Con mio sommo disappunto mi accorgo che, effettivamente, non c’è niente che potrebbe andare peggio. Un maledetto diluvio si sta abbattendo su questo strafottutissimo paese. Perfetto!

Sono settimane che maledico me stessa per aver fatto ritorno nel paesucolo nel quale sono cresciuta. Ho pensato che alla soglia dei trentaquattro anni era il caso di darsi una calmata e di mettere la testa a posto. E quale modo migliore per farlo se non tornare a vivere con i propri genitori in un posto dimenticato da qualsivoglia divinità? Già, una bella idea. Proprio una bella idea di merda.

Ma cos’altro puoi fare quando il tuo contratto di lavoro è scaduto e quello che scrivi non ti da da mangiare? Essere una scrittrice nel 2019? Meraviglioso. Nel 90% dei casi non vieni pagato per quello che fai, e quando hai la fortuna di trovare qualcuno che decide di investire su di te, le percentuali di guadagno sono così basse da sfiorare il ridicolo.

A questo bel quadretto dalle sfumature marroni merda aggiungete una bella manciata di frustrazione dovuta al fatto che al giorno d’oggi é più facile guadagnarsi da vivere scoreggiando in un tubo di Pringles su YouTube piuttosto che creando qualcosa di vero.

Mi capita spesso quando sono in giro di sentirmi dire “Che figo! Hai pubblicato un libro, sei un artista….” L’Italia è piena di artisti: parlo per esperienza diretta. Ne ho conosciuti tanti, persone davvero valide. Persone in grado di lasciarti a bocca aperta grazie alla bellezza dei loro quadri, alla profondità dei loro libri o delle loro poesie.

Potete trovarli ovunque.A fare i commessi in qualche orribile centro commerciale, dietro le casse di qualche fast food o inforcando una bicicletta intenti a consegnarvi la cena. Sono tutti lavori onesti e rispettabili, per carità. Ma non è certo lì che dovrebbero stare dei creativi.

Sviliti e con la speranza di realizzare il proprio sogno ridotta a uno zero da questo Paese di pecore. Un Paese arroccato sui suoi problemi, dimenticati al primo goal della squadra del cuore. Un Paese che non fa altro che ingrassare le tasche di personaggi inutili e assolutamente non necessari che infestano il tubo catodico come virus al quale pare non volerci essere una giusta cura.

Diventano famosi i figli d’arte, i figli dei figli d’arte e poco importa se non sanno mettere quattro parole in fila e fare un discorso di senso compiuto. Diventano famose le “fashion blogger”, i “food blogger” e gli “influencer”. Che poi che cazzo significhi ancora non l’ho capito. Evidentemente è solo un nome roboante per definire la propria disoccupazione. Ciò che importa davvero è non coinvolgere troppo i neuroni.

Essere un’artista nel 2019? M E R D A V I G L I O S O. Sul serio. Forse dovrei smettere di meravigliarmi, dato che viviamo nel paese più ignorante d’Europa. E invece mi meraviglio, mi incazzo e (soprattutto) bestemmio; tra le mura della mia ex cameretta, dove non c’è spazio neanche per respirare. Nel dubbio alzo il volume. E vaffanculo a tutto il resto.

Miss Cianuro

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: