Borat 2 e l’amara constatazione che una risata ci ha seppellito

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Correva l’anno 2013 e in un caldissimo pomeriggio di luglio incontrai Sacha Baron Cohen, di sicuro uno degli attori / comici più geniali che ci siano capitati ultimamente. Forse non lo ricorderete, ma in quel periodo lui era in lizza per il ruolo di Freddie Mercury all’interno del biopic che si stava realizzando, che poi sarebbe quello uscito un paio di anni fa, “Bohemian rhapsody”. Comunque, sta di fatto che era marcato stretto dal suo agente-bulldog e per un certo imprecisato motivo (all’epoca si stava scontrando con la produzione del film, tant’è che poi non ha preso più la parte) quando ho chiesto una foto l’agente-dittatore, intervenendo al posto suo, mi ha detto di no. Vabbè, ringrazio lo stesso e mi allontano. Da lontano, dopo un minuto circa, Cohen fa cenno di avvicinarmi. “If you want, I can sign”. L’autografo? Cazzo, sì! Certo che lo voglio! Tiro fuori bloc notes e penna, glieli do, lui inizia a scrivere, dopo un po’ mi chiede il nome, io glielo dico, lui finisce di scrivere, mi riconsegna il tutto, ci salutiamo, lui si allontana. Io guardo il foglietto con la sua firma e leggo: “Hi Danilo. I like sex. Borat”. Inizio a ridere. Tanto.

Borat Sagdiyev, brillante giornalista kazako protagonista del documentario “Borat: studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan” (2006) (ph. fonte Rollingstones.it)

Bene, ecco cos’è per me Sacha Baron Cohen. Al di là del fatto che ho visto i suoi film, che mi fa ridere e tutto il resto, per me lui sarà sempre un tizio che mi ha fatto una specie di supercazzola e mi ha lasciato lì a ridere con un pezzo di carta in mano sotto il sole di un luglio caldissimo. Perciò in questi giorni la notizia di un seguito di Borat scalda abbastanza il cuore. Leggo la notizia in giro, vado a controllare su fonti ufficiali e la cosa che mi diverte più è scoprire che forseforse è una mezza supercazzola pure questa, perché a quanto pare Borat, essendo troppo famoso, si camuffa per andare in giro a intervistare persone. Dunque sarebbe “Cohen che interpreta Borat che interpreta Cohen”. E a questo punto uno si chiede “Ma sarà davvero Borat? Oppure Cohen ci sta prendendo per il culo e sta semplicemente facendo uscire un nuovo film che non c’entra niente con Borat però magari siccome Borat è il suo personaggio più famoso sta usando Borat per farci andare al cinema?”. E niente, quale delle due sia, a me piace lo stesso.

Una scene delle riprese in corso di “Borat 2”

Riflettevo su tutto questo appoggiato alla ringhiera di un balcone e l’aria vermentina delle 18:30 si divertiva a rompere le scatole al mio cervello, sperando che ruzzolasse in uno di quei bei ragionamenti a perdere. Ché tanto la situazione era perfetta e il brontolio di fondo da vecchio scontento era già stato segnato “presente” sul registro. Beh, è successo che ripensavo al film (il primo) e al fatto che fosse uscito tredici anni fa. Al fatto che tredici anni fa in un film distribuito dalla Fox sentivi battute sugli zingari, gli ebrei, i neri, le femministe e i disabili. Ora invece a quanto pare si sta cercando una casa di distribuzione per questo fantomatico seguito, che stranamente la Fox non ha intenzione di rilevare. Quindi niente, il brontolio di cui sopra – con annesso ragionamento a perdere – si è tutto cementificato su questa storia, sull’annosa quaestio (annosa per me, poi non so se voi ve la ponete) che ci chiede perplessi “ma non è che questo bisogno di correttezza, questo dover essere disciplinati, questo non dover offendere mai nessuno, questo non potersela prendere neanche con i sassi del fiume perché sono una minoranza etnica soggetta a discriminazione ci sta fregando un po’ il cervello?”.

L’insano rapporto tra il Borat e gli ebrei

Sì, ok, la domanda forse è abbastanza patetica e più abusata delle strette di mano in una chiesa, però, cavolo, bisogna farsela. E magari bisogna anche darsi una risposta. E porca miseria, magari quella risposta è “sì”. Sì, ci stiamo fregando, e alla grande. E cosa ci stiamo fregando, di preciso? Ci stiamo fregando la maturità. L’età adulta del nostro pensiero. Lo spirito critico che ci fa andare avanti. Senza accorgercene stiamo raschiando via la pellaccia dura del giudizio a colpi di disinfettante biologico equosolidale. Ci stiamo privando della possibilità di puntare il dito contro un idiota e dire “ehi, quello è un idiota” perché oggi tutti gli idioti hanno il diritto di dire la loro, anche se la loro potrebbe essere “non sono razzista ma” o amenità del genere. Stiamo allegramente dimenticando la spregiudicata libertà del bianco e del nero perché il grigio è rappacificante, medio, egualitario. Ci stiamo dimenticando anche un po’ del ’68, e dei diritti acquisiti a colpi di eccessi, urla contro la censura e siringhe di eroina abbandonate nei libri sui prati di Woodstock. Che personalmente non condivido perché sono una cazzata ma la Storia di oggi, della società che adesso ci cresce intorno, ha avuto bisogno anche di questo.  

Prima della loro esibizione all’Ed Sullivan Show, i produttori chiesero ai Doors di censurare il testo delle loro canzoni (in particolare sostituire il termine “higher” che in inglese può significare anche “ubriaco” o “drogato”). Dopo aver inizialmente accettato le condizioni, Jim Morrison cantò la versione non censurata. Da quel momento in poi i Doors non saranno più invitati a nessuna trasmissione televisiva

Inevitabile, poi, che il ragionamento voglia avere un suo sfogo sfociando tra le mura dello Stivale. Penso a quanto potesse essere innovativa e persino spregiudicata certa comicità italiana negli anni ’60. Per poi finire capitombolata nel pacchetto preconfezionato e inoffensivo che possa piacere a tutti, proprio a tutti, pure quelli che non sono dotati di senso dell’umorismo. Anzi, loro in realtà sono i capi che dirigono l’orchestra dell’audience e ci trascinano dentro nostro malgrado. Con la testa bloccata nell’ovatta di civili medietà. Rassicurati dall’inoffensiva risata dei cabaret televisivi in prima serata. Consolati davanti all’ennesimo macchiettista che ci dice quanto le donne siano lente a prepararsi, e che al Nord pensano solo a laurà mentre al Sud si mangia assai. E più premono sul nulla più sono apprezzati, e più sono apprezzati più premono sul nulla. E allora, agghiacciante, scatta la domanda che ci colpisce come un cazzotto di neve direttamente sulle coronarie: e se l’ignoranza fosse la più grande risorsa di questo Paese?

P.S. In attesa che l’articolo venisse pubblicato è arrivata la notizia ufficile: “Borat 2” esiste, è uscito il trailer e sarà nei cinema il 23 ottobre. Tutti al cinema, cazzo.

Il trailer ufficiale di “Borat 2”

Danilo D’Acunto

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Archeologo e scrittore di cose. A rude dude, but also the real deal.

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