Bolle di plastica per i concerti: ma stiamo scherzando?

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Una delle cose che più amo in questo mondo sono i concerti. Ne ho visti parecchi, sia di band famose sia di band esordienti, e dopo un po’ di tempo ho capito perché sono una dipendenza. Sono, per me, come una sorta di rituale. Pensateci: un gruppo di persone si riunisce in un unico punto perché vuole avere un contatto diretto con un’entità che nella sua vita quotidiana gli regala emozioni. Questa entità presenta tantissime forme di espressione e ancora più persone che la modellano e la presentano alle altre. Il concerto dal vivo è il momento in cui i sacerdoti e gli adepti si uniscono per generare un’energia molto più grande delle singole sensibilità, in grado di far tremare la terra, versare fiumi di lacrime ed elettrizzare l’aria.

Partendo da questo presupposto, come cazzo è possibile che qualcuno abbia inventato questa cosa?

I Flaming Lips durante le prove

Due chiarimenti sui loro concerti

Mettiamo qualche puntino sulle i: i ragazzi di questa band sono dei pazzi scatenati (in senso positivo). Tanto per citare due titoli: “Talkin’ Bout the Smiling Deathporn Immortality Blues (Everyone Wants to Live Forever”, “Free Radicals (A Hallucination of the Christmas Skeleton Pleading with a Suicide Bomber”. E no, non sono tanti nomi di canzoni messi insieme, ma solo due.

Non risparmiano scemenze nemmeno nei live, dove ci sono comparse con costumi, marionette e palloncini super strambi (guardate qui sotto e capirete meglio di cosa sto parlando):

Quindi l’idea delle bolle di plastica che racchiudono fan e band durante il concerto la si può anche archiviare come l’ennesimo colpo di testa di un gruppo già molto strano di suo. Quello che io spero però è non ci sia nessuno, all’interno dell’industria musicale, che pensi che questa sia la soluzione per riorganizzare i concerti. Lasciamo perdere tutte le considerazioni legate al Covid (non mi esprimerò su questo argomento fino a quando non ci saranno informazioni sicure, quindi mi sa che dovrò aspettare ancora un bel po’).

Questa pandemia ci ha già costretti a modificare molte delle nostre abitudini, e intendiamoci, non è sempre stato un male. Ma una cosa che non si dovrà mai arrivare a pensare è che un concerto (per la definizione rileggete sopra) possa essere snaturato in questo modo. Sigillando i suoi protagonisti in una sfera che avrà dei vantaggi nel proteggere la loro salute, ma sbriciola in tante parti quella scarica di energia che quel rito corrobora.

Riccardo Ruzzafante

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