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Black humor, violenza e pazzia: storia di Ren & Stimpy, una delle serie animate più controverse degli anni Novanta

Ren & Stimpy sono state una delle serie animate più dissacranti, divertenti e dirompenti degli anni Novanta. Prima che indignarsi a comando diventasse una sorta di disciplina olimpica e i devastanti effetti del finto perbenismo di base ovattasse i sensi di una società che non è più abituata a ridere liberamente di se stessa e del mondo, ci sono stati dei programmi che sarebbe duopo tentare di rispolverare. E qui il condizionale è d’obbligo, in quanto un incalcolabile esercito di associazioni con licenza di offendersi si opporrebbe strenuamente contro il geniale black humor contenuto negli episodi di Ren & Stimpy.

Questa serie animata è stata creata dall’animatore, scrittore e doppiatore canadese John Kricfalusi, personaggio dalla visione molto profonda del black humor che spesse volte è entrata in contrasto con la morale comune. Andata in onda per la prima volta sul network televisivo rivolto a bambini e ragazzi Nickelodeon nel 1991, vede protagonisti il chihuahua Ren Hoek e il gatto dell’isola di Man Stimpson “Stimpy” J. Cat. Il primo è assai irritante e mentalmente instabile, maltratta continuamente Stimpy ma non può fare a meno di lui e della sua amicizia. Decisamente più intelligente di Stimpy (e ci vuole anche poco), aspira ad avere una montagna di soldi da spendere in modi che ancora non conosce. Il secondo invece è un gattone di tre anni, indolente e sovrappeso (come spesso lui stesso sottolinea con scenette davvero pazze), che passa tutte le sue giornate davanti alla tv a guardare il suo programma preferito, il The Muddy Mudskipper Show. Vuole molto bene a Ren nonostante questi lo maltratti spesso e fa di tutto per aiutarlo.

Fin dai primi episodi Ren & Stimpy ha fatto del black humor uno dei suoi punti di forza, senza risparmiare agli spettatori scene che alle volte possono risultare anche disturbanti, benché fosse stata presentata come serie per bambini. Ecco quindi che sono presenti sketch e gag che, molto probabilmente, hanno fatto abbandonare l’innocenza della fanciullezza a molti della mia generazione, con evidenti effetti collaterali che si possono notare anche oggi (almeno sul povero stronzo che vi scrive). Questi intermezzi che spiazzano lo spettatore gli fanno domandare perché sia stato messo proprio in quel contesto ha fatto scuola: anche Spongbob ha fatto largo uso di scene simili nei suoi intermezzi.

Primi piani disgustosi in Ren & Stimpy Show…
… e in Spongebob

Nel corso degli anni la serie ha comunque avuto diversi problemi con Nickelodeon, la quale si è opposta più volte ad alcune trovate del suo autore. Oltre ad alcuni intermezzi, decisamente molto forti per un network apertamente votata ai bambini, il canale ha osteggiato più volte Kricfalusi, arrivando anche più volte a censurare i riferimenti alla presunta relazione omosessuale (almeno nelle prime serie tradizionali) tra Ren & Stimpy e alcune scene estreme, come Ren che percuote a morte un altro personaggio, George Liquor.

La scena “incriminata”, dove Ren picchia a morte Goerge Liquor

Questa controversia si risolse con il licenziamento alla fine della seconda stagione da parte della rete nei confronti di Krickfalusi, il quale venne rimpiazzato da altri autori che però fecero abbassare il livello di pazzia dello show, diventato il suo elemento distintivo. La serie è durata ufficialmente per cinque stagioni e ha avuto uno spin off intitolato Ren & Stimpy “Adult Party Cartoon”, dove la folle creatività di Kricfalusi non ha avuto limitazioni o censure di sorta. In Italia sono state mandate in onda sei episodi della prima stagione su Rai Due tra il 1995 e il 1996, passando del tutto inosservato e assai censurato in quella che è la verve comicamente bastarda del cartone per poi essere trasmesso in lingua originale sulla versione italiana di Nickelodeon, canale presente nel bouquet dei canali Sky. Sicuramente Ren & Stimpy è una delle serie animate più controverse mai realizzate ma ci fa comprendere come la nostra società liquida, in perenne desiderio di emancipazione, ha tristemente perso quel senso dell’umorismo che renderebbe questo mondo decisamente meno buio e terribilmente banale.

Hank Cignatta

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