Beach Bum, ovvero il potere taumaturgico di un poderoso vaffanculo alle convenzioni sociali

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Cosa c’è peggio della domenica? Una domenica del cazzo, che inizia con un sole beffardo che bussa con veemenza alle tue persiane per farti sapere che lui c’è. Lui è li tutto tronfio pronto ad illuminare la tua giornata e ad arroventarla come mai prima d’ora. Capirai, sai che culo per il sottoscritto che è campione italiano di sudorazione. Se a tutto ciò aggiungete il fatto che la mia Great Point Shark Blue decide, di punto in bianco, di lasciarmi a piedi in mezzo alla strada a neanche venti metri da casa la questione si complica leggermente. Quattro frecce, finestrini abbassati, calore stile altoforno che fa sudare anche i miei avi mentre mi sfrecciano accanto i Nuvolari della domenica che, per dare un senso al fatto di aver scartato l’automobile dal garage per il giretto domenicale, credono che sia il mio passatempo preferito bloccarmi in mezzo alla strada con l’auto. Tento di rianimare la Great Point Blue Shark più volte, senza successo, Chiamo il mio angelo custode che giunge dopo dieci minuti, traendomi in salvo ed aiutandomi a parcheggiare la macchina in un luogo riparato dal sole. Giungo a casa dei miei genitori, pranzo, risolvo il problema della Great Point Blue Shark con il carro attrezzi che la porterà il giorno dopo dal meccanico di fiducia, torno per ficcarmi sotto la doccia e tornare (semi) nuovo.

La Great Point Blue Shark non ne voleva sapere di rimettersi in moto

Tutto il pomeriggio se ne è andato dietro a questa faccenda e faccio in tempo a spalmarmi malamente sul divano come un gusto di una vaschetta gelato lasciata fuori per troppo tempo in una giornata particolarmente rovente. Navigo ramigo tra i vari servizi di video on demand in cerca di qualche film o serie tv in grado di far sbollire la tensione di questa rognosa giornata regalandomi qualche sincera e spontanea emozione, declinata nelle sue molteplici forme. La mia ricerca finisce quando mi imbatto in un film che cattura la mia attenzione, Beach Bum, una vita in fumo. Cast di eccezione con Mattew McConaughey nel ruolo del protagonista, Snoop Dogg, Zac Efron, Martin Lawrence, Jonah Hill e altri attori che non ho mai sentito nominare e che ho visto per la prima volta. La trama segue le vicende di Moondog, poeta da spiaggia di Key West, cittadina su un’isola americana che fa parte dell’arcipelago delle Florida Keys. Moondog vive una vita di assoluta dissolutezza tra droga, alcol, donne e lusso. E’ sposato con Minnie, donna attraente e molto ricca, che lo chiama per invitarlo a Miami per assistere alle nozze della loro figlia ventiduenne Heather. Moondog, che negli ultimi anni si è devastato di droga e alcol, incontra prima il suo editore che gli fa notare che è da diverso tempo che non pubblica più niente, diventando di fatto più un problema che quella gallina dalle uova d’oro che il suo immenso talento letterario gli ha permesso in passato di diventare.

Mattew McConaughey nei panni di Moondog, poeta metropolitano da spiaggia

Moondog giunge al matrimonio di sua figlia, felice di vedere il suo amico Lingerie (interpretato da un sempre ganzissimo Snoop Dogg) mentre la figlia pronuncia il fatidico si ad un ragazzo che non convince del tutto Moondog. Nel bel mezzo delle celebrazioni delle nozze Moondog scopre che sua moglie Minnie e Lingerie hanno una relazione: lui pare non darci perso e Minnie torna da Moondog per continuare i festeggiamenti selvaggi finché entrambi non sono coinvolti in un incidente d’auto. Moondog si riprende mentre Minnie muore poco dopo in ospedale tra le sue braccia. Minnie, donna molto ricca, ha lasciato come disposizione nel suo testamento che in caso di sua prematura comparsa Moondog avrebbe avuto accesso al suo patrimonio solo quando egli avrebbe pubblicato il suo nuovo romanzo, privandolo di fatto così di punto in bianco di ogni suo avere. Qui per Moondog ha inizio un grande percorso emotivo e spirituale che lo porterà a spremere l’essenza più pura del suo talento, riuscendo a scrivere un libro che lo porterà ad avere grandi riconoscimenti internazionali e a riconquistare l’affetto della figlia e quello dei suoi fans.

Mattew McConaughey (sinistra) interpreta Moondog mentre Snoop Dogg (sinistra) è Lingerie

Mattew McConaughey ha dato ampiamente prova di essere un attore versatile, capace di dare il meglio di sé in ruoli che richiedono una particolare preparazione fisica e mentale. Il personaggio di Moondog, palesemente ispirato alle figure dello scrittore Charles Bukowski e del giornalista e scrittore Hunter S. Thompson, rimane vittima dei suoi stessi demoni. Vive nell’agiatezza, ha una bellissima moglie benestante, guida bolidi in grado di andare da zero a cento all’ora nell’arco di pochi secondi ma tutto quello che gli interessa davvero è avere una forte connessione con il mondo underground che lo ha elevato a stato di nuovo messia del libero pensiero. I suoi versi sono un rifugio per una società che va sempre di corsa, che riesce a leggere a malapena e in maniera distratta i messaggi che riceve sui suoi sempre più sofisticati telefoni intelligenti. E se Bukowski era uno scrittore e poeta metropolitano, Moondog fa della sabbia dorata, dell’acqua cristallina dell’Oceano e del campionario umano e degradato di Key West il suo palcoscenico preferito. Un vero e proprio Beach Bum, un barbone da spiaggia. Egli è un’anima rotta, dannata, completamente fottuta, assai lontana dai canoni prestabiliti da quella letteratura che vuole imporre sedicenti idoli che null’altro fanno se non parlarsi addosso credendo di detenere le chiavi del sapere nell’epoca digitale.

Moondog è un fottuto anticonformista: non usa i social, non ha un computer e usa una Olivetti Valentine rossa per scrivere i suoi versi e fissare ciò che vede nel suo quotidiano. Non stiamo parlando di un hipster paraculo, buono soltanto a far finta di come si stesse bene quando si stava peggio. E’ proprio un dannatissimo figlio di puttana con un talento innato sia nella prosa che nel fare casini a regola d’arte. Un coloratissimo pifferaio magico della parola, con pacchianissime camice Acapulco, lunghi capelli biondi e occhiali da sole stile Ultimate Warrior. Trova nei suoi vizi strumenti che gli permettono di raggiungere più ampie vette di percezione di un mondo che altrimenti farebbe davvero schifo al cazzo. Anche l’idea del film di per sé è geniale, in tempi dove bisogna fare molta attenzione a quello che si dice e a chi ci si rivolge. Ecco perché Beach Bum rappresenta un poderoso vaffanculo alle moderne convenzioni sociali: ridere fa bene e se fatto sentendo una battuta un pò stronza meglio ancora. Prendersi dannatamente sul serio è una declinazione figlia dei nostri tempi, ma tutto ciò è possibile finché la scopa che certe persone hanno ben infilata su per i loro sfinteri non si spezza a metà nei peggiori dei modi. Il fantastico mondo del cinema è diventata ormai una cloaca asfittica, un immenso centro di riciclaggio di idee che non è più in grado di emozionare, eccezion fatta per alcune rare e strepitose eccezioni (come in questo caso). Moondog ci sprona a tentare la strada per essere ciò che siamo, sia nel bene che nel male, senza vergognarcene. D’altronde, molto meglio regnare all’inferno che servire in paradiso.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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