Be kind rewind: la storia di Blockbuster e la fine della cultura del videonoleggio

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Nella nostra frenetica società digitalizzata Blockbuster rappresenta, in una certa parte di quella generazione cresciuta a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila, piacevolissimi ricordi nonché una ferita ancora aperta che continua a fare male. Quel termine, oggigiorno relegato solamente a quando ci si riferisce ad un film che ha riscosso un grande successo di pubblico, era sinonimo di divertimento e di serate spensierate. Per gli appassionati di cinema Blockbuster era anche quel luogo preposto per poter riuscire a venire a contatto con qualche film di nicchia, alle volte presente nel cosiddetto bidone delle offerte, dove con pochi spicci si poteva sperare di poter trovare l’affare del giorno. Entrare in un negozio Blockbuster era una vera e propria esperienza: scaffali interi di film e videogiochi di ogni genere e dove si potevano comprare anche consolle. Per non parlare di tutte quelle aberrazioni alimentari che facevano storcere il naso ai genitori ma che, in fondo, erano l’essenza stessa dell’esperienza di Blockbuster.

Ingresso di un negozio Blockbuster

Alle casse erano presenti cose che erano difficili da reperire nei comuni supermercati: popcorn salati, al burro, al formaggio o al cioccolato, marshmallow, gelati di marchi americani e i biscotti Oreo ancor prima che fossero lanciati sul mercato nostrano. Ma non c’era la variante classica bensì quella in grado di rendere felici i più golosi, ovvero quelli ricoperti di cioccolato bianco. Si faceva la fila, si portava a casa qualche film e qualche schifezza da sgranocchiare davanti alla tv. Blockbuster ha anche gettato le basi per il concetto di videonoleggio che oggi è ormai uno sbiadito ricordo tra chi incomincia a preoccuparsi nel veder spuntare i primi capelli bianchi. La tecnologia ha fatto passi da gigante, gli schermi dei televisori di sono assottigliati e le nostre panze debordano sempre più, la qualità dell’immagine è arrivata ad un realismo sempre più dettagliato e il concetto di video streaming è entrato nell’immaginario collettivo. Ci basta premere un tasto sul telecomando o scaricare la preposta app per entrare a contatto con tantissimi film, serie tv e cartoni animati. Tutto molto comodo, non c’è più il bisogno della copia fisica della videocassetta o del dvd. Ma tutto questo progresso ha portato all’asetticità di diversi aspetti. La fine della cultura del videonoleggio ha portato con se effetti devastanti, facendo si che lo spettatore medio si chiudesse in casa, prendesse in mano la sua tastiera diventando il nuovo paladino di ciò che si deve o non si deve vedere. Hollywood va in crisi per mille motivi ed inizia a sentire le puttanate colossali di chi vuole vedere il determinato attore in quel ruolo o il determinato personaggio oggetto della tal trasposizione cinematografica. Un delirio totale.

Il messaggio della chiusura delle catene italiane di Blockbuster sul sito internet della compagnia

Blockbuster era un buon servizio, fondato a Dallas nel 1985 ed approdata in Italia nel 1994 con sommo stupore. Un pezzo di quell’America vista nei film e nelle serie tv arrivava qui da noi, americanizzando un pò il concetto di intrattenimento casalingo. Tutto è andato bene finché nel 2013 non arriva l’annuncio del fallimento definitivo, senza che ci possa essere una soluzione per la sua salvezza. I fattori sono molteplici, tra i quali anche la sempre più importante centralità di Internet con i suoi pro e suoi contro, tra i quali spicca la piaga sempre attuale della pirateria digitale. Se a questo aggiungete il fatto che l’azienda è stata gestita da persone miopi nei confronti nell’avanzare delle nuove tecnologie e delle sua potenzialità il gioco è presto fatto. Netflix ha tenuto duro finché non è riuscita ad inserirsi all’interno di un segmento di mercato che mancava. C’erano i presupposti ma non quel tipo di servizio in grado di ergersi a baluardo per quel mondo 2.0 che tanto scalpitava per venire fuori. Finisce così il sogno di Blockbuster, con i suoi dipendenti in divisa pronti a consigliarti che film guardare o a far cadere le altissime pile di dvd o giochi che dovevano mettere sugli scaffali, le schifezze alle casse che hanno iniziato a comparire nei supermercati senza più stupirci per le piccole cose e la magia di trovare un luogo sinonimo di intrattenimento a tutto tondo. Il progresso non si ferma, certo. E questo non vuole essere, beninteso, un manifesto del si stava meglio quando si stava peggio. Ma alla comodità del digitale e alla potenza delle immagini di alta qualità volete mettere il piccolo piacere di vedere sulla videocassetta l’adesivo color fluo con su scritto per favore riavvolgimi dopo avermi vista? E la strada che conduce alla visione dei cantieri stradali in compagnia delle caramelle balsamiche e i fazzoletti morbidi si fa sempre più vicina.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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