Angelo Branduardi, il colto menestrello della musica italiana

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Non c’è niente da fare: il panorama musicale italiano è pieno di artisti degni di essere chiamati tali, che con la propria musica hanno scolpito nelle imperiture pieghe della storia brani leggendari. Artisti che tutto il mondo ci invidia (a ragione). Ma intendiamoci: stiamo parlando di artisti che hanno avuto modo di creare la propria carriera in tempi in cui il panorama musicale non era ancora inflazionato e prima che tentare la grande scalata al successo fosse una moda generalizzata per tentare di uscire disperatamente dall’oblio dell’anonimato. Periodi lontani anni luce da codesti talent show che riempiono un mercato cacofonico per individui che faticano a distinguere un artista il cui genio è indubbio. Non si parla di gusti che, in quanto tali, sono senza ombra di dubbio soggettivi, ma di qualcosa talmente palese da essere riconosciuto anche da chi non è molto avvezzo al mondo musicale. Tra questi un posto speciale spetta ad Angelo Branduardi, il grande menestrello della musica italiana.

Un giovane Angelo Branduardi in concerto

Personaggio di elevatissima cultura musica e non solo, Angelo Branduardi è sicuramente un artista atipico e che si è affacciato sul panorama musicale nostrano alla perenne ricerca di un brano nazional popolare facile da ricordare. Persino quelle che sono le sue canzoni più famose hanno testi ricercati ed elaborate ritmiche, che richiamano a sonorità medievali della tradizione folkloristica europea e mondiale tanto care a Branduardi. Ogni sua canzone è una vera e propria esperienza sensoriale, che permette di entrare nelle atmosfere particolari dei suoi testi ricercati e degli arrangiamenti sapientemente realizzati come un vero e proprio artigiano musicale. Dalla celebre Alla fiera dell’est (adattamento del canto pasquale ebraico Chad Gadya) passando per Vanità di vanità ( tratta dalla tradizionale canzone scozzese ed irlandese The Raggle Taggle Gypsy) passando per i miti degli indiani d’America de La pulce d’acqua, la stupenda Cogli la prima mela e la suggestiva Ballo in Fa Diesis Minore. Quest’ultima riprende le tematiche del film Il settimo sigillo del 1957 diretto da Ingmar Bergman dove un nobile cavaliere si ritrova a giocare a scacchi con la morte per ritardare i tempi della sua dipartita.

Ogni brano e ogni disco di Branduardi è un concentrato di cultura messa in musica, dove costumi e tradizioni del mondo si intrecciano in un universale linguaggio musicale. La sua caratteristica chioma, riccia e copiosa, è come quella di un albero che libera anidride carbonica. In questo caso Branduardi libera il suo genio verso il suo pubblico, dando così vita a dischi, brani ed esibizioni che rimangono uniche nel panorama musicale italiano. Egli ha anche sapientemente unito la tradizione della musica folk e medievale a sonorità prog rock molto simili a quelle dei Jethro Tull, che con la figura del suo cantante, frontman e flautista Ian Anderson rappresentano una delle più belle realtà del rock e della storia della musica e che più si avvicinano alle produzioni di Branduardi. Una sapiente commistioni di generi, la sua, capace di generare qualcosa di unico e di irripetibile che diventa magico ogni qual volta la si ascolta. Non importa quante volte, ogni volta è un tipo di esperienza diversa e unica nel suo genere. In occasione del settantesimo compleanno di Branduardi, sicuramente è questa perfetta occasione per riascoltare o scoprire i brani che hanno reso il menestrello italiano uno dei più apprezzati artisti italiani ed internazionali. Per il resto c’è sempre il raggeteon. Ad ognuno la propria scelta.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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