Alex Britti, il grande bluesman nato in un Paese che non merita il suo talento

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A me me piace ‘o blues E tutt’e juorne aggio cantà pecchè so stato zitto e mo è ‘o mumento ‘e me sfuca’ sono volgare e so che nella vita suonerò pe chi tene ‘e complessi e nun’ ‘e vò“. Così cantava Pino Daniele in A me me piace o’ Blues del 1980. Le strofe iniziali di questo capolavoro musicale riassume sostanzialmente ciò che accade nella nostra italica terra, dove c’è sempre bisogno di trovare un motivetto nazional popolare in grado di farci bere il caffè meglio la mattina e renderci più profumata la merda di tutti i giorni. Tra i tanti artisti del nostro panorama musicale Alex Britti è sicuramente quello dall’animo più blues di tutti. Il cantautore e chitarrista romano ha quell’anima blues decantata da Pino Daniele in quella canzone ed è in grado di far letteralmente cantare la sua chitarra (acustica o elettrica), sempre pronta a regalare riff di pregevole fattura.

Alex Britti agli inizi della sua carriera

Alex Britti si avvicina alla chitarra in tenera età, giungendo poi durante la sua adolescenza a fondare i primi gruppi blues dove ha la possibilità di mettere a frutto il suo amore per la musica, affinato ascoltando e suonando i mostri sacri del blues. Partecipa anche a numerosi festival di questo genere, arrivando ad aprire i concerti di Paul Jones, Buddy Miles, Billy Preston e aggregandosi alla tournée europea di Rosa King. Ha quindi modo di “farsi le ossa” e di essere apprezzato nell’ambiente italiano ed internazionale per via del suo talento e di quel virtuosismo nell’improvvisare che ne hanno fatto ( e ne fanno tutt’ora) uno dei chitarristi blues italiano più bravi sulla scena. E se il detto nessuno è profeta nella propria patria lo è anche per Britti, il quale cercava il successo anche a livello nazionale. L’occasione arriva nel 1998, quando pubblica l’album It.Pop dal quale sono estratte Mi piaci e Solo una volta (o tutta la vita), che diventano dei successi da classifica e brani classici del repertorio di Britti.

Il distaccarsi da quelle sonorità blues con le quali è cresciuto per dare spazio a qualcosa di più pop pare dare i suoi risultati e due anni dopo pubblica La Vasca, trainato dall’omonimo singolo che diventerà il più famoso dell’artista. Dallo stesso album hanno successo anche Una su un milione, vera e propria filastrocca amorosa messa in musica e Io con la ragazza mia tu con la ragazza tua, fusione perfetta tra blues e il pop che ha aperto a Britti la strada del successo di pubblico in Italia.

Benché qui in Italia Alex Britti sia principalmente conosciuto per canzoni come La Vasca, Io con la ragazza mia tu con la ragazza tua, Una su un milione, Mi piaci, Solo una volta e 7000 caffè (quest’ultima più nel suo stile), rimane un artista dal talento decisamente sprecato in un Paese la cui cultura musicale si basa sui brani che vengono utilizzati nei vari spot pubblicitari. Ha partecipato e partecipa ancora a numerosi festival blues, ha avuto modo di accompagnare alla chitarra Ray Charles nella sua esibizione come ospite al Festival di Sanremo del 1995 e ha collaborato con grandi artisti nazionali ed internazionali. Fa letteralmente cantare la sua chitarra, facendole raggiungere orgasmi di potenza sonora inaudita e può tranquillamente essere definito (almeno per quanto ci riguarda, quindi potete essere d’accordo o meno e in ogni caso poco ci importa) il Stevie Ray Vaughan italiano.

Lo scrivo spesso quando tratto di gruppi o di artisti: i gusti personali non si discutono. Ma il buon senso nel riconoscere l’immenso talento di un artista dovrebbe essere palese. E’ pur sempre vero che per raggiungere il successo di pubblico nella nostra italica terra bisogna passare attraverso il giudizio di sedicenti giudici di talent show o sperare di finire in televisione in qualche modo perché bisogna pur pagare le bollette ed arrivare alla fine del mese. Alex Britti è però un artista capace di rinnovarsi sempre, di avere sempre il cuore nel blues ma in grado di produrre album che gli permettono di non finire nell’oblio discografico in tempi dove le sonorità cambiano e le nuove generazioni non hanno i punti di riferimento che ha avuto lui. Tutto cambia e dovrebbe evolversi, certo. Ma bisogna anche rendersi conto della capacità di Britti di stare allo scherzo, mostrata anche nell’ultimo singolo Brittish (con il riff campionato da Smell Like Teen Spirit dei Nirvana e lo zampino stilistico di Salmo che si sente letteralmente ovunque) dove fa il verso alle cosiddette nuove stelle della trap con grande autoironia e prendendo per il culo il livello della cultura musicale in Italia. Un brano sicuramente leggero, lontano dalle sue solite sonorità ma che vuole essere anche una sagace frecciatina ai modi frenetici dell’ascoltatore medio italiano, che impazzisce per un brano per poi dimenticarselo pochi minuti dopo perché “non più di moda”. Forse se Alex Britti fosse nato negli Stati Uniti sarebbe una grande star. Forse se fosse nato li non sarebbe stato costretto a scrivere La Vasca. E forse se mia nonna avesse le ruote sarebbe una cariola. Resta il fatto che Alex Britti e la sua chitarra sono una certezza (per pochi) e che il suo talento è una benedizione per chi vuole andare oltre ciò che la televisione spara a forza nelle sinapsi della gente.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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