Addio a Claudio Coccoluto, uno degli ultimi grandi miscelatori di emozioni musicali

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Una brutta notizia, che giunge verso l’ora di pranzo e che aggroviglia lo stomaco in un nodo tale da bloccare anche la circolazione dei sentimenti in una sola direzione. La notizia della morte del dj Claudio Coccoluto arriva come un fulmine a ciel sereno, in uno dei momenti più difficili per il settori dello spettacolo e della musica, ormai fermi da un anno. Sembra quasi una sadica beffa del destino quella di voler silenziare la vita terrena di uno dei dj italiani più famosi al mondo e consegnare quanto da lui fatto alla leggenda.

Claudio Coccoluto durante un dj set

La sua produzione musicale riporta a periodi decisamente più spensierati, prima che la puntina del giradischi delle emozioni graffiasse bruscamente quel vinile che qualcuno per semplicità definisce vita. La mia mente vaga a selvagge nottate passate in alcuni club dell’Alessandrino e del Monferrino, dove la musica di Coccoluto era mixata per il ludibrio del pubblico presente a quelle serate dal mio grande amico, DJ Rick. Ogni brano è diventato la colonna sonora di una precisa emozione: il ricordo della conoscenza di una bellissima ragazza e di un infuocato rapporto celebrativo, il primo capodanno passato fuori, locali che oggi non esistono più, compagnie fatte e disfatte, baci dai sapori alcolici o di sigarette, amici che oggi non ci sono più e nottate intere passate a ballare per poi svegliarsi parcheggiati in macchina fuori casa molte ore dopo, parecchio confusi.

Claudio Coccoluto aveva una missione ben precisa: per lui l’importante era far divertire ed emozionare chiunque ascoltava (e tutt’ora ascolta) i suoi dj set. Si nutriva delle emozioni della gente, che gli permettevano di creare quel miracolo sonoro che si ripeteva ad ogni suo set. Solo ed esclusivamente vinile, la base dalla quale partire per poter essere a tutti gli effetti il più grande. Sempre pronto ad innovarsi, senza mai dimenticare le vere radici.

Ecco perché la notizia della sua morte è un colpo alla parte più profonda del povero bastardo che vi scrive e anche a quella di tutti coloro che lo hanno vissuto e che hanno ricordi indelebili legati alla sua musica. Perché è proprio questo il grande potere taumaturgico della musica: rende immortali.

Hank Cignatta

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