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    Editoriale Gonzo: paura e delirio a Sanremo 2024, polemica per polemica

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    Anche quest’anno non abbiamo fatto in tempo ad inoltrare la richiesta di accredito per partecipare di persona alla settantaquattresima edizione del festival della canzone italiana, altresì conosciuto anche come Festival di Sanremo. Volente o nolente è un fenomeno che ogni anno per cinque giorni monopolizza l’italica opinione pubblica , sia nel bene che nel male. Il fatto di vedere aneddoti, estratti ed esibizioni nelle edizioni dei telegiornali, sui canali d’informazione all news o prese in giro sui social è stato un po’ (giusto un poco) come essere lì. Immancabile come sempre e puntuale come un herpes il giorno del primo appuntamento è giunta La Polemica, italica disciplina olimpica che ha accompagnato il durante e il post kermesse.

    Permettetemi però di spezzare una lancia in favore di Amadeus: durante le cinque edizioni nelle quali ha ricoperto il ruolo di direttore artistico è stato in grado di svecchiare il Festival, includendo artisti amati dalle nuove generazioni ed avvicinando così i giovani ad un appuntamento che per troppi anni è stato percepito come vetusto e superato (complici anche, se vogliamo, i vari talent show). Va da sé il grandissimo contributo del mitico Fiorello nel riuscire ad essere sempre la figura giusta nel momento giusto e mai in modo banale. Ma ritorniamo al concetto de La Polemica, che ha permesso a molte persone di scrivere sui loro social che non avrebbero guardato neanche mezzo minuto di questo immenso caravanserraglio mediatico pagato con i soldi del canone quale è Sanremo, salvo poi incollarsi allo schermo dei televisori e far registrare il record di ascolti con la finale più vista dal 1995, quando al timone del festival della canzone c’era il Pippo Baudo nazionale. Ipocriti.

    Fiorello ed Amadeus insieme ad Angelina Mango, vincitrice del Festival di Sanremo 2024

    La polemica poi vuole la sua occasione. Se bastasse una canzone (o meglio un balletto) per spazzare via tutta la carriera di quella leggenda di Hollywood quale è John Travolta. Certo, invitarlo per fargli fare il balletto del qua qua non è stata la più felice delle decisioni (fatto rimarcato anche da Amadeus il giorno dopo e dopo miliardi di polemiche in conferenza stampa) ma solo l’italiano medio che passa la sua esistenza a scrollare lo schermo del proprio telefono intelligente con il pollice potrà pensare che questo episodio possa macchiarne per sempre e in modo irreparabile la reputazione. Scatta poi la polemica: l’attore americano il giorno dopo non firma la liberatoria e il video non sarà mai più messo in onda, rendendo chi ha avuto modo di assistere in diretta al siparietto una sorta di privilegiato. Ma ne siete davvero sicuri, ai tempi di Internet che ci dice anche per cosa e contro chi indignarci? E come se non bastasse, giusto per non farci mancare nulla e per rompere i coglioni con stile, giunge anche la polemica riguardo una presunta pubblicità occulta che riguarda le calzature che Travolta aveva ai piedi. Un paio di scarpe U- Power, azienda che produce calzature da lavoro che per l’occasione ha realizzato un modello casual, di cui è testimonial dall’estate del 2023, che non sono state tempestivamente ed opportunamente camuffate o cambiate prima di beccarsi l’accusa di pubblicità occulta. Occhio anche a pronunciare la parola social, potreste incorrere in una multa dell’importo di centosettantacinquemila euro. Perché le parole sono importanti, ma il finto perbenismo a quanto pare ancor di più. Teste di cazzo.

    Fiorello, John Travolta ed Amadeus intenti a fare il ballo del qua qua con tanto di scenografia e coreografia

    Il caso Geolier e l’inettitudine del campionario umano presente in sala stampa è stato oggetto di una delle polemiche più forti di questa edizione. Ora, ammetto di non ascoltare Geolier in quanto fa un genere distante dai miei gusti (e questo è un problema prettamente mio) ma rivolgere delle domande come “Non ti senti a disagio ad aver rubato?” è davvero la morte civile della figura di un professione (quella del giornalista) che non deve stupire se non viene più presa sul serio. Per la serie mille modi per affossare una professione. Il tutto mentre la sera prima il pubblico ha fischiato l’esibizione di Geolier andandosene anche via dal teatro Ariston. L’unica critica che si potrebbe forse muovere all’organizzazione è quella di domandare come mai a quello che viene definito il festival della canzone italiana sia consentito a qualcuno di poter cantare in dialetto. Cartello per i più lenti di comprendonio e i più veloci a saltare alle conclusioni senza capire un cazzo: non si tratta di razzismo, parola spesse volte tirata in ballo come il cavolo a merenda. Gigi D’Alessio ad esempio non si è mai presentato a Sanremo cantando in napoletano ma in italiano. E questo non ha mai scalfito il suo animo partenopeo o la possibilità di presentare canzoni in napoletano. La verità sta nel mezzo ma il buon senso è sempre lì a lasciare un buco enorme che spesse volte nessuno si premura di riempire. Che tristezza.

    Gigi D’Alessio (sinistra) e Giolier durante la serata dei duetti

    Per quanto riguarda il povero bastardo che vi scrive l’analisi delle polemiche finiscono qui. Non entro in merito in altri ambiti in quanto mi rendo conto di iniziare ad invecchiare e di non ascoltare la maggior parte dei nuovi artisti che quest’anno erano in gara a Sanremo. Ho dei gusti ormai troppo datati (o forse una visione limitata della mia personale cultura musicale, dipende dai punti di vista, fate voi) che non mi permettono di avere le competenze necessarie (da umile ascoltatore) per poter formulare un qualche giudizio di base. Lascio perdere la politica perché non mi interessa e non fa parte della nostra linea editoriale, né tantomeno prendo in considerazione il gossip. Siete d’accordo con quanto finora scritto? Bene. Non lo siete? Ancora meglio. Tanto finito Sanremo l’italica maestria di lanciarsi nel campionato olimpico della polemica fine a sé stessa si sposterà in un altro campo e verso altri lidi. E vi ho mai detto quanto sinceramente me ne possa fregare? A voi l’immenso potere dell’immaginazione.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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