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    Mike, la storia nuda e cruda di Mike Tyson tra boxe e demoni

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    La brace rossa del mio sigaro, giunto al suo ultimo istante di vita, mi illumina il viso in quella che sembra una notta fredda per la maggior parte delle persone che la stanno vivendo. Ma non per il povero bastardo che vi scrive. Mi libero di quell’ultima anima di tabacco Kentucky e guardo l’ora: le quattro e mezza del mattino. Dopo una nottata impegnata a fare delle riprese per uno spot televisivo davanti alla macchina da presa, salgo a bordo della mia Great Point Blue Shark in direzione Nevrotic Town. Mentre torno a casa ripenso al fatto di non essere stanco e che quella figlia di puttana dell’insonnia torna nuovamente a bussare alle sgangherate porte delle mie rovinate sinapsi. Una volta tornato a casa e dopo essere riuscito a trovare parcheggio senza particolari problemi, mi metto sul divano. Accendo la tv e bazzico su una delle diverse piattaforme dell’ormai già saturo mercato di servizi streaming a pagamento e mi imbatto in Mike, serie che racconta in otto episodi la vicenda umana e sportiva di Mike Tyson. Senza pensarci due volte spacco il tasto play e cerco di dare alla mia insonnia un motivo per distrarsi.

    Mike Tyson (al centro) interpretato da Trevante Rhodes

    La serie (prodotta dalla 20th Television, sussidiaria della Disney e distribuita sulla sua piattaforma Disney +) si apre con Mike Tyson (interpretato da Trevante Rhodes e anche uno dei produttori esecutivi della serie, insieme all’attrice Margot Robbie) intento ad aprire una delle date del suo spettacolo Undisputed TruthTutta la verità, tratto dalla sua autobiografia del 2013 e dalla quale è stato tratto anche una versione cinematografica, con Tyson in persona a dare vita ai pensieri e a spezzoni di una vita vissuta al massimo, sia nel bene che nel male. Un mike Tyson che ricorda molto da vicino il Jake LaMotta di fine carriera di Toro Scatenato, magistralmente interpretato da Robert DeNiro. Prima di salire sul palco, pronto a raccontare la sua verità sulla sua vita senza sconto alcuno, sferra a vuoto una delle sue micidiali combinazioni che lo hanno reso celebre e letale sul ring.

    E’ nata una polemica circa lo sviluppo di questa serie, in quanto i produttori pare non abbiano chiamato in causa il diretto interessato, ovvero il vero Mike Tyson, per chiedergli se fosse d’accordo o meno nel mettere in scena quella fantastica paletta di emozioni quale è stata la sua vita.

    Tyson parte dalla sua difficile infanzia vissuta a Brooklyn, quartiere di New York, dove era sempre oggetto delle vessazione dei ragazzi più grandi. Tutto cambia quando ha la possibilità di vedere dei ragazzi che si prendono cura di alcuni piccioni: quando uno dei ragazzi più grandi del gruppo uccide il volatile di cui Tyson si stava prendendo cura, il piccolo Big Head Mike (come era soprannominato per via della sua grossa testa) si avventa sul malcapitato, iniziando da allora a far parlare i suoi micidiali pugni. Da qui ha inizio una vita passata tra un furto e l’altro, dentro e fuori dai riformatori, finché non ha modo di incontrare l’ex pugile Teddy Atlas, che lo allena e lo presenta in seguito all’allenatore Cus D’Amato(magistralmente interpretato da Harvey Keitel), il quale diventerà il mentore di Mike Tyson e il padre che non ha mai avuto. D’Amato era un vecchio italiano incazzoso, che non era molto portato per le parole ma era un maestro nel riuscire a portare a casa i risultati. Allenamenti duri ed estenuanti commisurati ad una ferrea disciplina fisica e mentale fanno si che Mike Tyson diventi una perfetta macchina da KO, in grado di possedere una tecnica infallibile ed invidiabile per un peso massimo. Il resto della vicenda, sia nel bene che nel male, la conosciamo bene o male tutti ed è passata alla storia.

    Un giovane Mike Tyson (a sinistra) e Cud D’Amato (a destra)

    Questa miniserie di otto episodi ha lo squisito pregio di mettere in scena quel lato del campione che per troppi anni (almeno fino a prima della pubblicazione della sua autobiografia) è rimasto nascosto per troppi anni. La serie si snoda in due personaggi principali e fondamentali: Iron Mike il campione di boxe e Mike Tyson, l’uomo con tutte le sue fragilità ed insicurezze. Il primo era quella perfetta macchina da guerra costruita da D’Amato e che, una volta morto il leggendario allenatore e mentore, si è unita a Mike Tyson, il quale ha inquinato ed offuscato il campione. Un percorso autodistruttivo, che lo ha portato a finire nelle grinfie del manager di pugilato Don King, ad andare in galera in seguito all’accusa di stupro nei confronti della concorrente di Miss Black America Desiree Washington, la scoperta in prigione della fede con l’Islam.

    Mike Tyson è stato definito molte volte con tanti aggettivi: Iron Mike, stupratore, violento, selvaggio, cavernicolo, Kid Dynamite, l’uomo più cattivo sul pianeta. E’ stato anche definito un cannibale per aver morsicato (e poi sputato) un pezzo dell’orecchio di Evander Holyfield nel controverso match di rivincita nel giugno del 1997. Ma prima di tutto questo, prima di essere un grande campione che rimarrà per sempre nella storia della boxe ed un personaggio pubblico, Mike Tyson è semplicemente un uomo, il quale ha fatto ammenda e (pare) sia riuscito a fare pace con quella figlia di puttana che chiamiamo comunemente vita.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana che sta alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. e volete proprio farvi del male, leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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