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    Con il vecchio capo Parte 1: Un cavallo chiamato Occasione

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    Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori.        

      Giovanni 12:31

    7 Novembre 2020. Filadelfia.

    Il penultimo atto è stato in puro stile “Gonzo”. Rudy “Mephisto” Giuliani, ex sindaco di New York, scagnozzo presidenziale e cadavere cannibale scende in picchiata dal suo trespolo in cima al Woolworth Building di Gotham per eseguire un aborto elettorale illegale su un set di fortuna strategicamente posizionato tra un sexy shop e un crematorio.

    L’ex sindaco di New York Rudy Giuliani nel ritratto di Danilo D’Acunto

    Un misto tra Il trionfo della volontà e Spinal Tap. In diretta televisiva. Uno non se la può mica inventare certa roba. Dio solo sa quanto ci ho provato. Rudy sbraita una seduta spiritica sbiascicata alla Dottor Stranamore: lancia sfacciate minacce di incostituzionalità. Rauche accuse di brogli elettorali. Urla tremolanti di stramberie supernaturali. Joe Frazier è tornato dal mondo dei morti e ha votato, signore e signori!

    Ventinove minuti e dodici secondi dopo Giuliani accusa il colpo, fatto a pezzi dalla sua stessa retorica. Le sue labbra si increspano, le mani agitano selvaggiamente, lo sguardo mistico si volge verso l’alto, al cielo. Quindi, fa un segno di disapprovazione ed eiacula. “Wow!”

    Sguardi imbarazzati. Cos’è? Ha preso la temuta nota marrone? (ndr: ipotetica frequenza infrasonica che farebbe perdere il controllo dell’intestino agli esseri umani a causa della risonanza). Ha evocato il sosia di Richard M. Nixon dal purgatorio degli stronzi per far piovere fuoco di merda su tutti i liberali? È in arrivo un miracolo post-elettorale?

    Un silenzio imbarazzante.  Poi…

    … Nulla. Il Twittericidio Presidenziale è finito, ma la Nervosa Isteria Nazionale va ancora alla grande.

    È stata la relazione incestuosa di Donald J. Trump con le “news” dei media che mi ha svelato l’arcano. Dai al popolo panem et circenses. Meglio ancora, trasforma la politica in una sorta di sport a contatto pieno, con copertura mediatica incessante 24 ore su 24, 7 giorni su 7, come il periodo che ha portato all’invasione irachena del 2003.

    Non ti piace il Team Trump? Allora piazza il culo davanti alla CNN, alla MSNBC o a una miriade di altri social media e ascolta quant’è stronzo rognoso. E’ anche un credulone farfugliante nonché un burbero chiacchierone esperto di disastri, il 45esmimo presidente. Una bambola troll delle dimensioni di Mussolini con una faccia imbrattata di crema per le emorroidi e le dita grassocce come salsicce di maiale.

    Un cacatua dipendente da pseudoefredina (ndt: farmaco utilizzato come decongestionante nasale) che caga in tutte le nostre gabbie mentre sanguisughe da fiume si nutrono di ciò che resta del suo confuso cervello a forma di nocciolina.

    Non sei favorevole ai cambi di sesso per i bambini di quattro anni, al doxing (ndr: pratica atta a cercare e diffondere pubblicamente online informazioni personali e privati o altri dati sensibili riguardanti una persona, solitamente con intento malevolo), pervertiti di Hollyweird e imbonitori da quattro soldi? Allora schiaffa il tuo pesante culo davanti a Fox News o ad ascoltare Alex Jones (ndr: Alex Jones è un conduttore radiofonico americano, sostenitore di diverse teorie del complotto) e leggi l’ultima vaccata del presidente riguardo le fake news.

    Trump ritratto da Danilo D’Acunto

    Non so più che cosa pensare di tutta questa merda ma l’effetto pare essere quello di una vera guerra psicologica. Oh mio dio, sono passati già cinque anni? Cinque anni infernali e di rincoglionimento totale da quando Donnie è spuntato fuori dal set di The Celebrity Apprentice, ha preso la sua mogliettina dall’aspetto a metà tra un suricata e una Barbie mettendo in scena la sua parata carnevalesca in direzione di Washington. Due divorzi. Quattro fallimenti finanziari. Ridotto a tentare di rifilarti bistecche firmate a suo nome e corsi universitari da clown immobiliari pubblicizzati con ingannevoli spot trasmessi a tarda notte. Non aveva interesse a candidarsi come accalappiacani a Palm Beach, figuriamoci nel ruolo di burattinaio del mondo (quasi) libero.

    Donald Trump presta il suo nome e il suo volto per Trump Steaks, marchio con il quale l’allora imprenditore si era lanciato nel mercato degli insaccati, lancato nel 2007 e chiuso due anni dopo

    Ma eccolo li, il novello Horatio Alger (ndr: scrittore americano, autore di oltre centrotrenta romanzi di storie che narrano il passaggio da una vita indigente ad una di opulenza) con il parrucchino, intento a recitare il ruolo da protagonista nel suo show televisivo presidenziale per mezzo della forza bruta della sua personalità e con l’imprimatur di una società che intende la corruzione una normalità. Puoi starne certo, si è divertito durante la battaglia, in ogni singolo momento. Sebbene sulla settantina, era nel fiore velenoso dei suoi anni, una faccia da culo da babuino, deformata come se si fosse preso a pugni da solo fino allo stremo, in grado di vomitare come un geyser diarrea al vetriolo su suoi nemici quasi come se gli dovessero dei soldi dopo una partita di golf nella sua reggia di Mar- A- Lago (ndr: villa storica di Palm Beach, in Florida, considerata luogo di interesse nazionale, acquistata da Trump nel 1985).

    Veduta aerea di Mar A Lago, la villa acquistata da Trump nel 1985

    Impenetrabile. Voglio dire, la politica è sempre stata un’affare disgustoso, ma come siamo arrivati a questo punto in cui tutti scommettono in quale letto si addormenterà l’anticristo? La corsa presidenziale del 2016 è stata selvaggia e strana, persino per gli standard politici americani più bassi. Il tutto ha inizio il 12 aprile 2015, quando Hilary Clinton lancia la sua campagna elettorale con un video molto blando per poi saltare in un furgone come quelli utilizzati dai serial killer nelle puntate di Scooby Doo come se stesse traghettando pezzi del cadavere di Vince Foster fino all’Iowa (ndr: Vince Foster è stato vice consigliere della Casa Bianca durante l’amministrazione Clinton, di professione avvocato. Il suo lavoro in politica lo ha portato in uno stato di profonda depressione e nel 1993 è stato trovato morto con un colpo di pistola presso il Forty Marcy Park. Nonostante cinque investigazioni governative ufficiali abbiano rubricato la sua morte come un suicidio, sono emerse e tutt’ora permangono teorie cospirative riguardo la sua morte).

    15 Giugno: un Jeb Bush privo di energie giunge sulla scena, vantandosi del suo tesoro di guerra da cento milioni di dollari con promesse di colpire e terrorizzare, facendo riferimento ad una guerra sfacciatamente illegale incominciata per combattere il terrorismo globale solamente perché quindici dei diciannove dirottatori coinvolti negli attentati dell’undici settembre erano…Sauditi. Allora, quando comincia la campagna di bombardamenti su Riyadh? Sai, quel bastione a cui stanno a cuore i diritti delle donne e la libertà. Oh, aspetta…

    Randy Duke

    © Riproduzione riservata

    Il disegno di correlazione dell’articolo è di Danilo D’Acunto. Un sentito ringraziamento a Irene Sparacello per il prezioso contributo per la traduzione

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    Sono la mente insana che sta alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. e volete proprio farvi del male, leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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