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    Cosa significa essere donna nel 2020

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    Mentre l’Italia si indigna per uno spot pubblicitario che mostra il rosso vivido del sangue mestruale e sottopone alla gogna mediatica la vittima di uno stupro celebrando il suo stupratore, in America Kamala Harris viene eletta Vice Presidente degli Stati Uniti D’America. Lo spot in questione è uno spot lanciato dalla Nuvenia, all’interno della campagna Viva la vulva. Uno spot sicuramente provocatorio che si pone come obiettivo la sensibilizzazione del pubblico su un tema ancora caldo nonostante la presunta modernità dei tempi: il ciclo mestruale femminile.

    Ecco il geniale spot della Nuvenia: può essere l’inizio di una rivoluzione culturale?

    Lo spot mostra il ciclo senza veli: un assorbente intriso di sangue ed una pesca volta a simboleggiare la vulva, parte dell’organo genitale femminile. Impazzano, quindi, sul web i commenti che inneggiano alla vergogna, al cattivo gusto, allo sdegno nel mostrare quello che è, a tutti gli effetti, qualcosa di “privato” e che tale, secondo il diktat sociale deve rimanere. 

    Ancor più interessante è che la maggior parte dei commenti di questo tipo siano commenti di donne. Donne che si dichiarano offeseinvase nella loro intimità, letteralmente “messe a nudo” rispetto al modo, crudo, in cui viene mostrato ciò che è, da sempre, un argomento tabù. Un qualcosa di cui non è possibile parlare in pubblico, se non tra sole donne.  Si tratta di insegnamenti tramandati di madre in figlia, di tradizioni che affondano le loro radici nell’antichità, ma che sono talmente ben radicate all’interno del tessuto sociale da risultare difficili da estirpare. Il cliché che vede le donne arrabbiate quando hanno il ciclo o isteriche a causa di astinenza sessuale è un esempio di tale radicalizzazione. Non è necessario citare gli studi freudiani sull’isteria o le teorie che hanno, da sempre, posto la donna in una posizione di inferiorità rispetto all’uomo in virtù della sua presunta emotività. Ciò che è certo è che argomenti come il ciclo o la sfera sessuale di una donna si confermano, tuttora, non solo come argomenti da evitare, ma anche da proteggere, da nascondere perché oggetto di vergogna

    Questa foto, diventata di dominio pubblico riguardo gli agghiaccianti fatti di cronaca delle ultime settimane, è il simbolo di una società figlia di una cultura retrograda e maschilista in ogni suo ambito

    Per guadagnarsi la stima, il rispetto, l’importanza, per essere considerate in maniera indipendente dal proprio aspetto, affinché le donne potessero sentir riconosciuti i propri meriti per qualcosa che andasse al di là del proprio aspetto fisico, è stato necessario nascondere tutto ciò che le mostrava come diverse e, per questo, meno meritevoli rispetto agli uomini. 

    Ma oggi il messaggio è cambiato, o meglio, sta cambiando.

    Oggi si afferma la necessità, sempre più impellente, di costruire una società libera dalle catene imposte da stereotipi attempati, le cui basi si fondano su preconcetti ormai marci. L’obiettivo è costruire una società che esalti le differenze, anzichénasconderle. Si parla di uomini simbolo di rispetto, apertura mentale, sensibilità, ma anche di uomini che vengono legittimati, giustificati, esaltati quando commettono azioni orribili, violente, disgustose a discapito di un altro essere umano, una donna in questo caso. Una donna che oltre ad essere vittima è anche colpevole e questo non è più accettabile. O meglio, non lo è mai stato. Si parla di donne che, con fatica, sono riuscite a farsi largo nel mare della diffidenza e che hanno raggiunto obiettivi prima impensabili. Donne che parlano alle nuove generazioni invitandole a lottare per i propri sogni, donne che sono la dimostrazione che il mondo è cambiato, che il mondo sta cambiando.  Il sogno è quello di un mondo in cui le donne non abbiano più la necessità di nascondere quelle che appaiono, spesso anche ai loro occhi, come delle vulnerabilità; donne libere che non abbiano più il timore di non essere all’altezza. La realtà impone che siano proprio le donne, prima che il resto del mondo, a crescere le loro figlie come donne indipendenti, donne sicure di avere tutte le risorse per combattere per i propri sogni senza cadere nel cliché secondo cui un uomo, magari ricco e potente, possa fornire loro le chiavi per il successo.

    Giuliana Trentacosti

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    Appassionato di tecnologia, cinema, musica, fumetti e teatro. Scrivo su diverse tematiche con uno stile pungente e riflessivo, negli anni ho collaborato anche con alcuni editori italliani del fumetto, ho curato diversi progetti online e mi occupo tra le altre cose del montaggio video professionale di diversi video pubblicati su canali Youtube.

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